Le 10 frasi che un discografico non dovrebbe mai dire a una radio

di Claudio Astorri www.astorri.itHo collezionato le 10 perle che mi sembravano migliori. Ce ne sono altre? Mandatemele e arricchiamo la classifica che al momento è di sole 10 frasi. E chissà che questa chart ironica aiuti a riflettere sui rapporti tra discografia e Radio…

Il rapporto tra discografia e Radio è davvero singolare. Non c’è dubbio che la discografia sia un fornitore. Le Radio pagano alla discografia e giustamente, sottolineo giustamente, fior di diritti in percentuale dal loro fatturato aziendale. Il transito di denaro è chiaro ed esplicita la tipologia del rapporto. E tuttavia è un fornitore molto aggressivo e pretenzioso. Che vuol prendere decisioni che spettano al cliente. Che quando ha il mal di pancia mette in azione la Guardia di Finanza o la fatturazione forzosa. Sceriffi di oggi? Di solito è l’opposto, i clienti sono serviti e con rispetto.

Un terminale interessante, molto interessante, del rapporto e delle tensioni ataviche tra la discografia e la Radio è nel rapporto tra gli uffici di promozione delle case discografiche, a volte delegati a soggetti esterni, e quelli musicali delle emittenti Radiofoniche. Se ne sentono, come si dice in gergo, di cotte e di crude. Sicuramente da un lato e anche dall’altro. Qui mi permetto, e a solo scopo di ironia e di allentamento dell’alta tensione, di collezionare una serie di perle di grandissimo valore ricevute dal fronte della Radio e di ordinarle in una Top 10.

Posizione nr. 10: “Se suoni quella schifezza lì (Titolo e Artista) allora puoi benissimo suonare anche la mia priorità…”

Non so se per una nefandezza del genere possiamo perfino richiamare la pur valida tecnica del confronto. Il punto è che se il paragone nella proposizione parte da sotto terra è molto difficile che possa generare risultati al livello superiore, quello dell’aria. State dicendo che la Radio sta suonando un prodotto di un’altra casa discografica e che fa schifo. Sarebbe molto interessante farlo sapere al vostro collega dell’etichetta interessata, non trovate? E affermate che la Radio di conseguenza può suonare anche il vostro. Appunto, vi rendete conto della schifezza?

Posizione nr. 9: “Il tuo formato? L’eccezione c’è sempre, quindi il mio brano lo devi suonare!”

Colleghi stimati e amici della Radio. Mi rivolgo a voi. Pensavate che il nostro fosse un mezzo a target e che le nostre emittenti potessero e/o dovessero dotarsi di un formato, di una idea complessiva di stazione? Per presentarsi meglio e chiaramente al pubblico e quindi per crescere di ascolti e di ascoltatori? Per salire così di fatturato e pagare quindi anche più congruentemente la stessa e famelica discografia? Tutto sbagliato! La discografia non vuole più efficienza e più soldi ma solo che rispettiate la “lista della priorità”. Più semplice, no?

Posizione nr. 8: “Se non sei su EarOne non conti nulla…”

Qui c’è una questione seria. E non riguarda di certo EarOne del mio amico Maurizio Gugliotta. C’è una questione di etica e di testa. Le emittenti Radiofoniche distinguono tra etichette grandi e piccole, tra major e indipendenti? No, valutano tutta la musica da ovunque arrivi. Quando succede che si soffermino in modo eccessivo su grandi player si sollevano cori di protesta. E quando una casa discografica non lavora con una Radio magari anche certificata dagli ascolti stiamo zitti e supini? Non solleviamo tutti insieme la nostra indignazione? Facciamolo da ora.

Posizione nr. 7 : “Voi di RADIO X… di musica non capite proprio nulla…”

Ipse dixit. Una tecnica rara ma insidiosa è quella della competenza auto-riferita. Io so, tu no. Amico bello, il nostro compito è di servire il pubblico degli ascoltatori e non te o la tua casa discografica. Lo sapevi? Quella la paghiamo già da un’altra porta, non la tua, con tutti i vari diritti. Chiaro? Quindi raccontaci amabilmente e diffusamente delle produzioni in essere, specie di quelle future, ma non erigerti a censore. E sai perché? Perché il pubblico della Radio è molto più intelligente di te. Se c’è qualcosa che non va’ lo dice negli ascolti e in modo preciso.

Posizione nr. 6: “Se non suoni questo brano dell’artista X… scordati di avere l’intervista con l’artista Y”.

Quante volte! Non se ne può più. Punto primo. Illustrissimi discografici, sapevate che nelle ricerche qualitative sugli ascoltatori della Radio le interviste agli artisti della musica sono all’ultimo posto nel gradimento? Non mi riferisco a coinvolgimenti più creativi. Per giustificare i costi e l’impegno del tour con l’artista chiedete tempi troppo estesi e solo quando potete voi, il che ammazza chiunque, anche i fans. Punto secondo. Non correlate le interviste, che servono molto più a voi, ad altre richieste trasversali e collaterali. Finiamola e scegliamo nuove modalità.

Posizione nr. 5: “Spotify ti cancellerà per sempre dal mondo”

Giusto per accrescere il fattore simpatia che normalmente è sotto le scarpe, il promoter geniale introduce il fattore sfida con morte. Pericoloso, gioco non consigliabile a sistemi nervosi troppo deboli. In tutto il mondo, anche quello più digitalizzato del Nord America, la Radio è la prima sorgente della musica. Punto. Vuoi rinunciarci? Sei libero, puoi toglierti di torno ma perché augurare la morte al mezzo Radio o a quella stazione? L’esperienza ci insegna che sei tu normalmente a sparire in qualche nascostissimo angolo del digitale, che solo tu conosci.

Posizione nr. 4: “Il tuo concorrente sta già programmando il mio brano”

L’allocco o il discografico gravemente incauto che esprime una frase del genere, anche con tono aggressivo, non conosce uno dei basic fondamentali della programmazione della musica in Radio. E’ importante cosa si suona, in una playlist ristretta, ma ancora di più è cosa non si suona. Quando il promoter poco avveduto esprime la provocazione sta di fatto suggerendo al responsabile della musica di stazione di provare a fare meno del suo brano e di scommettere che il così richiamato concorrente si schianti da solo. E’ questo l’effetto desiderato?

Posizione nr. 3: “Questa è la lista delle mie priorità, suona solo le cose che contano”.

Si entra nell’olimpo delle 3 frasi che un discografico non dovrebbe mai dire a una Radio. Questa è la palese negazione dell’ascolto, della comprensione e della funzione di una singola stazione. E’ il “tanto tutti suonano tutto”. E appena possibile te le suoniamo noi, e benissimo. Una Radio di formato Dance/Rhythmic, o Rock, o Vintage, o di Musica Italiana o Contemporary Hit Radio? La lista delle priorità è sempre quella, perché è bene che si sappia. Se non fosse per le prossime e incredibili posizioni questa frase meriterebbe l’oro, il che non è un’onorificenza.

Posizione nr. 2: “Dammi qualche passaggio, anche di notte, così salgo su EarOne”

La questua dei passaggi, l’elemosina dell’airplay. Amici discografici, un po’ di contegno nella vostra promozione. Decoro, integrità, eleganza: parole fuori moda? Peraltro più si professano amiconi e più ti avanzano le richiestine imbarazzanti, quelle a cui teoricamente non dovresti dire di no. Cosa ti costa darmi qualche passaggio in fasce minori? La risposta è “cui prodest”? Siamo certi che qualche pallina in più nel pallottoliere di chi non è capace di formare i propri promoter sia la risoluzione di tutti i mali? Nel frattempo solo rumore inutile.

Posizione nr 1: “La mia casa discografica ha l’X% del mercato, anche nella tua Radio dovrebbe essere così, regolati!”

Ricevetti la telefonata alla direzione di una (grande) Radio nazionale. Mi sembrò una richiesta marziana. Scoppiai a ridere, impossibile trattenermi. Invece no. “Senti Claudio, la major che rappresento ha il 12% del mercato dell’airplay. E’ inaccettabile che la tua Radio ci dedichi soltanto il 6%, adegua subito la tua playlist”. E il giorno dopo, già avvertito da me e pronto con il carico di risate, il suo amministratore delegato chiamò il mio editore. Nulla di fatto, ovvio! Però originale, non trovate? Oltre che per la politica un manuale Cencelli per la discografia?

Vorrei tranquillizzare i discografici. Anche se pronunciate tutte queste frasi, molte delle quali in continuazione, vi vogliamo bene lo stesso. Siete esseri umani anche voi. E poi siete all’apice di una industria, quella della musica, che amiamo, rispettiamo e soprattutto paghiamo. E sappiate che potete, nonostante i pronunciamenti inverecondi contro le Radio, anche fare carriera nel vostro mondo. Il nuovo Deputy Director di Epic della major Sony è stato appena nominato ed è anche il protagonista della frase al numero 1 della classifica. Doppie felicitazioni Stefano Karacotch!