Terremoto nell’editoria calabrese: indagato per mafia direttore editoriale TG di LaC TV

Tra gli ex collaboratori Klaus Davi e Pietro Melia (Rai) che poi furono cacciati

Di Mario Modica 

LaC Tv è una delle televisioni più importanti della Calabria che fa capo a un imprenditore del luogo, Mimmo Maduli, attivo nel settore pubblicitario. L’impero di Maduli sorge a Vibo Valentia, terra difficile e complessa in cui il totale controllo delle ‘Ndrine sul territorio è sancito da infinite sentenze, in primis le famiglie Mancuso e Bonavota.

Ieri il direttore responsabile del gruppo editoriale è stato investito da un’inchiesta che riguarda in particolare una cosca della zona del Lametino e i presunti rapporti che il direttore editoriale della testata giornalistica del network, Pasquale Motta, avrebbe avuto col gruppo criminale.

Sia chiaro, non in quanto direttore dei tg del network – che è estraneo all’inchiesta – ma in qualità di ex sindaco del comune di Nocera Terinese, in provincia di Catanzaro. Per il giornalista in questione la Procura di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri ha chiesto addirittura l’arresto ma il Gip si è opposto. Tra gli ex collaboratori illustri del network figurano Klaus Davi, autore del pluripremiato format ‘Gli Intoccabili’ che andò in onda nel 2016, e l’ex giornalista Rai Pietro Melia, che attaccò pubblicamente il network dopo essere stato cacciato.

Interpellato da Spot and Web, il massmediologo ricorda quell’esperienza: «Fu molto bella e stimolante ma fu interrotta per decisione dell’editore. Il format fu sospeso nonostante critiche positive di testate come Panorama, L’Espresso, Il Sole 24 Ore, con articoli a tutt’oggi visibili sul web (https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/11/11/klaus-davi-lo-scassaminchia-che-rompe-gli-schemi-nellinformazione-antimafia/; https://espresso.repubblica.it/opinioni/gli-antennati/2016/08/31/news/klaus-pop-antimafia-1.281504/).

Mi dispiace per quanto letto sui giornali. Il mio rapporto con Motta è sempre stato buono. Sono certo che Pasquale chiarirà. Noi fummo chiusi dopo due edizioni di grande successo e conservo ancora le mail di plauso dell’editore. Poi si vede che cambiarono idea», ha concluso Davi.