Di Maio fuori dalla top ten di Euromedia Research/Klaus Davi sulla fiducia ai Ministri

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Il governo Conte resta abbastanza basso negli indici di fiducia, ben lontano dai picchi raggiunti ai tempi di Salvini ministro che superava il 50%. Da segnalare l’uscita di Luigi Di Maio dalla top ten, nonostante il suo livello di popolarità sia di gran lunga il più alto fra tutti i ministri.

Questi sono sostanzialmente i responsi dell’ultimo monitoraggio “La fiducia dei ministri” realizzato su un campione di 800 casi rappresentativi della popolazione italiana maggiorenne da ‘Euromedia Reasearch’ guidato da Alessandra Ghisleri, in collaborazione con Klaus Davi, mediante metodologia C.A.T.I. (Computer Assisted Telephone Interviewing) e C.A.W.I. (Computer Assisted Web Interviewing).

I dati, aggiornati a gennaio 2020, vedono saldamente in testa alla classifica della Fiducia Dario Franceschini (Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo) che totalizza un indice di fiducia del 38,9%, in lieve crescita rispetto all’ultimo resoconto risalente a ottobre 2019. Lo segue, al 32,3%, Luciana Lamorgese (Ministro degli Interni), che guadagna una posizione rispetto alla precedente rilevazione scalzando Sergio Costa (Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare), terzo col 28,5%.

Deciso balzo in avanti per Roberto Speranza (Ministro della Salute), quarto col 27,3%, che conquista ben 6 posizioni. Anche Francesco Boccia (Ministro per gli Affari Regionali e Autonomie) fa un bel salto, passando dall’undicesima alla quinta piazza con una fiducia del 26,8%. In vistoso calo il Guardasigilli Alfonso Bonafede (Ministro della Giustizia), sceso al sesto posto col 25,3% mentre Roberto Gualtieri (Ministro dell’Economia e delle Finanze) avanza di una posizione ottenendo il 24,8%.

Ottavo Lorenzo Guerini (Ministro della Difesa) col 23,7% davanti a Teresa Bellanova (Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali), in calo di 4 posizioni col 23,3%, “penalizzata – secondo Klaus Davi – più che da una buona gestione del ministero, dal ruolo ‘polemico’ affidatole da Renzi nella narrazione politica”. Chiude la top ten Paola De Micheli (Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti), la quale avanza invece di 4 posti aumentando il suo indice di fiducia al 21,9%.

Undicesimo Luigi Di Maio (Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale), come detto fuori dai primi dieci e sceso al 21,2% ma con l’indice di popolarità nettamente più alto al 94,7%. Procedendo abbiamo nell’ordine i ministeri che risentono di una inferiore visibilità presso l’opinione pubblica vale a dire: Stefano Patuanelli (Ministro dello Sviluppo Economico; 20,8%); Riccardo Fraccaro (Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio; 19,7%); Riccardo Manfredi (Ministro dell’Università e della Ricerca; 19,3%); Vincenzo Spadafora (Ministro per le Politiche Giovanili e Sport; 19,0%); Elena Bonetti (Ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia; 17,8%); Paola Pisano (Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione; 17,2%).

Tutto sommato si difende  Vincenzo Amendola (Ministro per gli Affari Europei; indice fiducia del 16,7%) a capo di un dicastero non proprio ‘popolarissimo’. Non facile la sfida del dossier ‘occupazione’ per Nunzia Catalfo (Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali; 15,5%) che fa comunque meglio di Lucia Azzolina (Ministro dell’Istruzione; 15,3%). A dispetto di tanta voglia di agire, fatica a farsi percepire come ‘utile’ il dicastero guidato da Giuseppe Provenzano (Ministro per il Sud e la Coesione Territoriale; 15,3%) e, paradossalmente, è proprio il dato del Sud che lo penalizza. Praticamente invisibili Fabiana Dadone (Ministro per la Pubblica Amministrazione; 15,1%) e  Federico D’Incà (Ministro per i Rapporti con il Parlamento, ultimo col 13,3%