La lingua e le tette

di Maurizio Badiani – Direttore Creativo Esecutivo Expansion Group

Maurizio Badiani
Maurizio Badiani

Ieri mi trovavo a passare su uno dei viali di scorrimento della città quando un poster della Smart ha svolto fino in fondo il compito che gli è stato assegnato: ha catturato la mia attenzione.

A colpirmi è stato il titolo: ESCILA, preceduto dall’ormai immancabile segno della modernità, l’hashtag.

Sulle prime ho pensato di aver letto male ma pochi metri dopo un secondo manifesto mi ha confermato che avevo visto giusto. Tornato in agenzia, i più giovani mi hanno reso edotto su una recente bagarre che si è scatenata in rete al grido di “Escile!” lanciato all’indirizzo dell’avvenente modella Emily Rataikowski. Oggetto dell’infervorata attenzione, le ubertose rotondità anteriori di cui madre natura ha generosamente dotato la ragazza.

Anche la teoria di Einstein esercita da sempre un innegabile fascino ma, chissà perché, sulla rete stenta a trovare follower. Al contrario, un grido di dolore così semplice e accorato come “Escile” rivolto alla dotata fanciulla è stato immediatamente raccolto – mi si dice – da decine di migliaia di fan. Chi ha curato la pubblicità della Smart ha voluto evidentemente cavalcare l’onda di quanto accaduto per trarne un ritorno in termini di notorietà.

Peccato però che in tutta questa vicenda nessuno si sia fatto il minimo scrupolo di rispettare lo strumento principe con cui comunichiamo: la nostra povera e cara lingua, ancora una volta bistrattata a tal punto da ricavarne vere e proprie mostruosità. Quando sono entrato in pubblicità, un mio collega più anziano mi disse: “Sai, noi abbiamo una responsabilità nei confronti di chi ci legge. Mai usare la lingua in maniera distorta: altrimenti rischiamo di insegnare alla gente cose sbagliate.” Visione degna del più profondo rispetto ma forse fin troppo puritana.

Sono dell’opinione che – in pubblicità – il ricorso a un gioco di parole o un azzardo linguistico può essere un peccato lieve. A una condizione però: che il “gioco” sia scoperto e che il lettore sia perfettamente in grado di cogliere il senso delle mie volute deviazioni. Nel caso della pubblicità della Smart ho qualche dubbio che questo accada. Perché, essendo un’affissione, non segmenta il target e la vedranno tutti. Anche il mio vicino di casa.

Quello che la mattina dice alla moglie: “Il cane lo pisci tu? Bene, allora io esco il bimbo.” Per fortuna la mia coscienza è a posto: l’italiano non gliel’ho imparato io.