Decreto del Fare, parla Confassociazioni: “Ok la ripresa dell’Agenda Digitale, ma bisogna concretizzarla riconoscendo le competenze dei professionisti”

Andrea Violetti, vice presidente di Confassociazioni e presidente dell’Associazione Informatici Professionisti

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“L’Agenda Digitale italiana riprende a camminare con il Decreto del Fare ma bisogna fare presto e soprattutto bene, rimettendo al centro dei processi di crescita il tema dello sviluppo tecnologico. Le facili semplificazioni fanno notizia ma defocalizzano l’attenzione rispetto al tema centrale: il problema non è abolire il fax nella pubblica amministrazione, ma impedire che, anche usando la posta elettronica, venga stampato il documento”. Così parlò Andrea Violetti, vice presidente di Confassociazioni con delega all’Agenda Digitale, all’attestazione e alla certificazione delle competenze.

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Andrea Violetti

“A questo proposito – continua il numero due dell’associazione che rappresenta il mondo delle professioni finora non ordinato in ordini – faccio gli auguri di buon lavoro a Francesco Caio, Francesco Sacco, Luca De Biase e Benedetta Rizzo, ma con una raccomandazione: cerchiamo di non inventare la ruota. L’Agenda Digitale Europea 2020 è scritta bene: dobbiamo solo tradurla in italiano e soprattutto cercare di attuarla a tutti i costi. Altrimenti proseguirà il nostro declino tecnologico ed economico su scala comunitaria ed internazionale”.

“Va benissimo – ha continuato Violetti, che è anche Presidente di AIP, Associazione Informatici Professionisti – la liberalizzazione dell’accesso Wi-Fi nei luoghi pubblici, anche perché dobbiamo essere molto pragmatici e sappiamo bene che un medio hacker informatico impiegherebbe non più di due minuti per aggirare l’identificazione obbligatoria. Bene le agevolazioni per investimenti ICT nelle imprese e le necessità di chiaro rafforzamento del gruppo di lavoro per l’Agenda Digitale con autorevoli professionisti. Solo due suggerimenti e un imperativo categorico. Il primo suggerimento è: lavoriamo sulla diffusione a tappeto della banda larga altrimenti non usciamo fuori dall’inferno del “digital divide” che affligge il nostro Paese. Il secondo consiglio: sosteniamo a tutti i costi la neutralità della rete su cui ci fanno poco piacere certe posizioni contrarie di Paesi pur facenti parte della UE”.

“Infine – ha concluso Violetti – c’è, però, un imperativo: è necessario mettere al centro dei processi di sviluppo tecnologico la questione delle competenze. E’ impensabile avere l’obiettivo di sfruttare l’Information Technology senza professionisti dell’informatica e delle attività professionali contigue competenti, attestati e certificati. Da questo punto di vista, l’imperativo di Confassociazioni è quello di ampliare la conoscenza e la diffusione della recente Legge 4/2013 che mette l’accento sugli strumenti di attestazione delle competenze delle associazioni professionali ma, soprattutto, attivare il più presto possibile gli strumenti del Decreto Legislativo 13/2013 sul Sistema Nazionale di Certificazione delle Competenze, ovvero la traduzione italiana dell’EQF (European Qualification Framework), lo strumento sulle competenze UE che sarà strategico per rimettere al centro del dibattito, oltre alle imprese, anche chi le imprese le fa, ovvero le persone ed i professionisti”.