Editoria, Anselmi: “Crisi epocale, ma politica latitante”

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Il numero uno dei editori italiani bussa a soldi: “Ma basta finanziare i soggetti, meglio premiare i progetti per attraversare il guado della multimedialità”

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“Da questa crisi epocale di tutto il settore dell’editoria italiana si puo’ uscire solo con una comune strategia che si rivolga in primo luogo al Governo e alla politica, perche’ finalmente comprendano che l’informazione e’ una industria strategica per il Paese. La politica? Ha praticato una troppo lunga latitanza anche se ci sono stati segni di attenzione e altri sembrano manifestarsi”. Il grido di dolore è del presidente della Federazione italiana editori di giornali (Fieg), Giulio Anselmi, in occasione della presentazione del rapporto ‘La stampa in Italia 2010-2012’, tenutasi oggi a Roma.

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Giulio Anselmi

“L’establishment politico ed economico, la stessa opinione pubblica – ha proseguito Anselmi – non hanno sufficiente consapevolezza della realta’. Un passato fatto anche di assistenzialismo e di abusi ha depositato nella maggioranza degli italiani l’erronea convinzione che l’informazione, nel suo complesso, sia assistita. Ma questo – ha tenuto a sottolineare il presidente della Fieg – non e’ vero e da anni. Non dobbiamo avere complessi. Le urla di Grillo e le trame piu’ sotterranee di altri non modificano questa realta’, che e’ stata riconosciuta recentemente dal sottosegretario con delega all’Editoria, Giovanni Legnini”.

Dopo aver ricordato che l’informazione degli altri Paesi europei ha ben altri aiuti, Anselmi ha sostenuto che “per tutelare una realta’ che e’, insieme, un fattore essenziale della vita democratica del Paese e una industria strategica, occorre una attenzione nuova che parta da una ridefinizione complessiva delle forme di sostegno all’editoria, spostando risorse dai soggetti ai progetti, dai contributi agli incentivi, con una gamma di interventi piu’ coerenti con la situazione del mercato editoriale in evoluzione. Come gli editori italiani hanno scritto nella lettera aperta del febbraio scorso al futuro Governo – ha ricordato Anselmi – la Fieg ritiene oggi necessario un intervento pubblico, che deve essere ben definito nell’oggetto e delimitato nel tempo, per aiutare le imprese a superare l’emergenza, attraversando il guado della multimedialita’”.

“I dati sulla stampa quotidiana e periodica e sulle imprese editrici di giornali, contenuti nel rapporto ‘La stampa italiana 2010-2012′,  fotografano con nitidezza il quadro di un settore in cui la crisi economica e finanziaria che ha sconvolto l’intero Occidente si mostra particolarmente violenta e si somma alle storiche, e mai risolte, criticita’ di natura strutturale. Occorre dunque un salto culturale, sociale e produttivo”.

Quattro sono i punti indicati da Anselmi per portare l’editoria italiana fuori dalla crisi: “Primo: interventi che accompagnino la necessaria trasformazione industriale, come il riconoscimento di un credito di imposta per gli investimenti finalizzati all’innovazione e allo sviluppo nella produzione e nella diffusione di contenuti digitali. Secondo: misure che favoriscano il ricambio generazionale dei lavoratori del settore, quindi rifinanziamento della legga 416 e nuove assunzioni di giovani. Terzo: modernizzazione della vendita dei giornali, con un sostegno al progetto di informatizzazione della filiera, e regole chiare che garantiscano un livello adeguato di protezione e remunerazione dei contenuti editoriali in rete. Quarto: un’attenzione da parte del Governo meno occasionale e sporadica di quanto sia stata in passato. E, soprattutto, rapidita’ di intervento”.

” C’e’ un ddl – ha ricordato Anselmi – gia’ approvato dalla commissione cultura della Camera, relatore l’onorevole Ricardo Franco Levi che, ripreso, potrebbe consentire di abbreviare i tempi: contiene la salvaguardia parziale degli aiuti diretti, un sostegno all’innovazione e all’occupazione. Un buon punto di partenza per qualsiasi discorso su editoria e informazione. Insieme, editori e giornalisti chiediamo oggi attenzione per l’editoria e per chi ci lavora. Ma prima ancora per l’informazione che e’ un bene comune, patrimonio di tutti coloro che sono interessati alla salute della democrazia e sanno valutare l’importanza determinante dei giornali liberi, per la vita civile e per la crescita della nostra societa’”.