Boldrini minacciata di morte. “Serve una legge sul web”

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di Nicol Garutti

“Credo che ci dobbiamo tutti fermare un momento e domandarci due cose: se vogliamo dare battaglia – una battaglia culturale – alle aggressioni alle donne a sfondo sessuale. Se vogliamo cominciare a pensare alla rete come ad un luogo reale, dove persone reali spendono parole reali, esattamente come altrove. Cominciare a pensarci, discuterne quanto si deve, poi prendere delle decisioni misurate, sensate, efficaci. Senza avere paura dei tabù che sono tanti, a destra come a sinistra. La paura paralizza. La politica deve essere coraggiosa, deve agire”.

Laura_Boldrini

A parlare è la presidente della Camera Laura Boldrini, riferendosi alle innumerevoli minacce di morte, di torture e di violenze sessuali di vario tipo a cui è soggetta da quando riveste un incarico pubblico. Minacce che arrivano sempre tramite il web. Quello che chiede, alla luce degli ultimi eventi, dalla violazione della posta personale di una parlamentare del M5S all’intrusione nei social network di una deputata oggi ministra, fino alle minacce di morte nei suoi confronti, è che si cominci a fare ordine in Internet tramite una legge. Ciò che più la sconcerta è che i mittenti dei messaggi che partono da Facebook e da altri social sono firmati, e i nomi e cognomi dei profili da cui provengono minacce ed insulti appartengono a persone reali e rintracciabili se contattate dalla Polizia Postale.

I problemi, però, sono due. Il primo è quando è una donna a rivestire incarichi pubblici, si scatena nei suoi confronti l’aggressione sessista. Che l’aggressione sia apparentemente innocua, violenta o un semplice gossip, assume sempre le forme di minacce sessuali e umiliazioni.

Il secondo, non meno importante, riguarda i reati commessi via web. Ogni volta che si interviene cancellando un messaggio o oscurando un sito, si assiste sempre ad una reazione fortissima da parte della rete che invoca la libertà e parla di censura. Laura Boldrini sa bene che la questione del web è delicatissima, ma è comunque una questione di porsi.

Ciò che si domanda, e che sarebbe giusto ci domandassimo tutti, è se sia giusto che una minaccia di morte che avviene in forma diretta, o attraverso una scritta sul muro sia considerata in modo diverso dalla stessa minaccia fatta via web.