Il manifesto-shock che richiama un femminicidio

L’Italia non è un Paese per donne. Ma c’è chi gioca a CSI per uno strofinaccio

di Giovanni Santaniello

Lo slogan ricorda i telefilm gialli stile ‘CSI’: “Elimina tutte le tracce”. C’è un uomo in primo piano con uno strofinaccio per la casa tra le mani. Sullo sfondo, le gambe distese di un corpo inanimato femminile che suggerisce l’idea di un delitto. E’ la campagna pubblicitaria della Clendy, un’azienda di Casoria – paesone attaccato a Napoli e finora famoso solo per aver fatto da scenario alla festa dei 18 anni di Noemi Letizia che vide la presenza a sorpresa di Silvio Berlusconi – i cui manifesti tappezzano Napoli da ieri sollevando un inevitabile clamore per il palese richiamo al femminicidio. Basti pensare che Sel e Pd hanno avvertito il bisogno di scrivere anche alla neo presidente della Camera Laura Boldrini per stigmatizzare quanto accaduto.

clendy

A poco vale la ‘rassicurazione’ che la stessa campagna preveda anche manifesti con una donna armata di strofinacci in primo piano e sullo sfondo il ‘cadavere’ di un uomo. Non c’è par condicio che tenga, visto che le violenze a cui sono sottoposte le donne in Italia costituiscono sempre più un fenomeno allarmante.

I numeri sono impietosi mentre Stefano Antonelli, il responsabile della campagna, ai giornalisti si mostra assai soddisfatto. A Repubblica.it si dice convinto che “in America o in Inghilterra, questa pubblicità non avrebbe indignato nessuno. Nel mondo c’è un omicidio ogni dieci secondi, è un discorso bigotto pensare al femminicidio. Non istighiamo mica a uccidere…”.

Sarà. Ma i numeri sono da allarme rosso davvero. Li ha ricordati all’inizio di questo mese, in occasione dell’8 marzo, Amnesty International Italia. Negli ultimi 10 anni, gli omicidi compiuti da un uomo su un uomo sono diminuiti, mentre sono aumentati quelli che hanno visto vittime donne per mano di un uomo: oltre 100 ogni anno. Secondo le ultime statistiche fornite dalla Casa delle Donne di Bologna che raccoglie dati sul femminicidio dal 2005, sono 124 le donne uccise nel 2012. In leggero calo rispetto al 2011 quando le vittime erano state 129. Ma nel dato del 2012 vanno anche conteggiati i 47 tentati femminicidi che, fortunatamente, non hanno portato alla morte della donna. E le 8 vittime, tra figli e altre persone, che portano il totale a 132.

Numeri impietosi, ancora: quelli delle percentuali non sono da meno. Si tratta di vittime italiane nel 69% dei casi, mentre gli assassini sono originari del Bel Paese per il 73% delle volte. Il 60% dei delitti, si è poi calcolato, è avvenuto nel contesto di una relazione tra vittima e autore, in corso o conclusa che fosse. Nel 25% dei casi, le donne stavano per porre fine alla relazione o l’avevano già fatto.

Le regioni più violente? Lombardia, Campania ed Emilia-Romagna.

Ora: l’impegno di Amnesty e delle altre associazioni che hanno a cuore la causa femminile è rivolto principalmente alle istituzioni italiane, in clamoroso ritardo nel ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa del 2011 sulla violenza contro le donne e nell’adottare una legge specifica sulla parità di genere e sulla violenza.

Ma a tutti sembra chiaro che la vera priorità consiste nel combattere una battaglia di carattere culturale. Come dire: questo non è il tempo (e non è il Paese) per giocare a ‘CSI’. Né a fare il bigotto.