Spot e politica (in diretta streaming)

Quanto c’è da fidarsi della diretta dai Palazzi del Potere?

di Giovanni Santaniello

bersaniC’è da fidarsi della politica in diretta streaming? E’ lecito porsi questa domanda. E non solo perchè Pierluigi Bersani, colui che l’ha proposta sfidando il Movimento 5 Stelle, prima di andare in onda, ha avvertito che l’occasione del confronto tra lui, aspirante presidente del consiglio in cerca di maggioranza, e i grillini non avrebbe dovuto trasformarsi in uno ‘spot’, intendendo con questo termine una prosecuzione – o, se preferite dato che del futuro non c’è certezza, in un anticipo – della campagna elettorale. E’ lecito porsi questa domanda perché è giusto chiedersi se c’è da fidarsi del Grande Fratello e della politica che, dopo essersi fatta spettacolo, si fa anche format da perfetto reality. Se lo spot, riprendendo la battuta di Bersani, lo si può maneggiare senza pericolo, in tutta sicurezza, in quanto l’utente sa cosa ha in mano o davanti agli occhi, per le riunioni più o meno ‘riservate’ della politica, come la mettiamo?

L’evento che ha caratterizzato il mercoledì che precede la Pasqua 2013, in realtà, più che offrire certezze, genera nuove domande. Una su tutte: è tutto reale, tutto vero, ciò che le nuove tecnologie rimandano live sui nostri video, siano essi di televisori, pc o di ipad? L’impressione che se ne trae, è che la riunione andata in scena – è proprio il caso di dirlo – alle ore 10 del 27 marzo 2013, segna, per ora, solo un salto nel buio.

La diretta streaming (ripresa, tra l’altro, a mò di evento eccezionale da una tv generalista che per questo ha stravolto il palinsesto: La7) è stata voluta, hanno spiegato i politici, per segnare un atto di discontinuità col passato, di rottura con la vecchia politica che si faceva descrivere dalle pagine dei giornali dell’indomani con le riunioni tenutesi nelle “fumose camere” dei partiti o del Palazzo di turno. Spesso, per di più, visionabili solamente dietro il buco di una serratura. La diretta streaming, ha spiegato sempre chi l’ha voluta, è andata in onda per una questione di “trasparenza”. Ma basta sistemare una telecamera fissa per ottenere questo risultato?

Dato che il diavolo ci mette sempre lo zampino, quella che ha immortalato l’incontro tra Bersani e il Movimento 5 Stelle non aveva nemmeno i diretti protagonisti ben inquadrati dall’obbiettivo. E quindi sarà giusto cogliere questo particolare come emblematico dell’intera vicenda. D’altronde: basta una macchina per sostituire occhi, orecchie e mani di chi finora è stato deputato da diverse angolature a raccontare ai cittadini ciò che avveniva nei luoghi del Potere?

E’ stato significativo che nella mezz’ora di colloquio tra Bersani e i grillini, più volte abbia fatto capolino il tema della comunicazione, dai virgolettati messi in bocca ai politici dai giornalisti della carta stampata alla battuta della capogruppo alla Camera del Movimento 5 Stelle che ha confidato subito all’aspirante premier di averlo ascoltato come se stesse a ‘Ballarò’ fino a quest’ultimo, poi, che subito ha ribattuto a muso duro dicendo che “qui non stiamo a Ballarò, facciamo sul serio’.

E allora: qui nessuno si sogna di invocare una lotta luddista perché è evidente che nessuna diretta streaming ruberà mai il lavoro ai giornalisti. Piuttosto, viene davvero da chiedersi se la prima diretta streaming della politica italiana sia stata solo uno spot. Ma di quelli andati in onda senza che sia stato dato avviso agli utenti.