di Alessandra Cova Psicologa clinica e giuridica
In questi giorni sui media nazionali e sui social è attiva una forte attenzione mediatica sulla vicenda della famiglia anglo australiana che ha scelto di vivre nella così detta “casa nel bosco” allevando i propri tre figli a contatto con la natura senza essere travolti dal bisogno del superfluo come avviene alla nostra società.
A tenere viv l’attenzione è’ stato il provvedimento del Tribunale dei Minori de L’Aquila che è diventato esecutivo con l’effetto di portare in una casa famiglia dalle parti di Vasto i tre bambini e la loro mamma, accettata per mediazione dell’avvocato della piccola famiglia. Accettata ma con la piccola differenza che non è stata loro assegnata una stanza da condividere, la mamma dorme in un piano della casa, i bambini in un altro.
È solo per questo piccolo dettaglio, che non viene sottolineato con la stessa forza di tutti gli altri dettagli della storia, ma è un dettaglio che dovrebbe attivare la domanda se effettivamente il Tribunale dei Minori abbia agito per il benessere dei bambini.
Tre bambini di età compresa tra i 6 e gli 8 anni sono stati strappati dal loro ambiente sicuro per essere proiettati in un ambiente estraneo.
Sì la casa nel bosco per loro era un ambiente sicuro di crescita dove sperimentavano la vita sotto gli occhi attenti dei genitori con cui condividevano la quotidianità e in cui affinavano la loro capacità di gestire emozioni e sentimenti, affrontare frustrazioni e dolori, ampliavano il loro patrimonio cognitivo. Nelle immagini disponibili sono autenticamente allegri, autenticamente partecipi dell’ambiente in cui vivono.
Questi tre bambini non possono stare nella stessa stanza con la mamma e non è noto il perché. Se sia un problema logistico della casa oppure una scelta educativa per condizionare i piccoli ai vantaggi di una vera vita, quella che si conosce più diffusamente con comodità e altre attrattive. In completo dispregio delle scelte educative dei genitori, scelte che evidentemente hanno la potenza di spaventare chi cerca di crescere persone in grado di pensare con la propria testa, di sviluppare un pensiero critico nei confronti di una società sempre più dipendente da falsi bisogni eletti a indispensabili. Si pensi ad esempio alla diffusione dei cellulari nei bambini della scuola primaria, si pensi alla naturalezza con cui questi stessi bambini passano molto del loro tempo a giocare ai video giochi..
Questi piccoli, a cui non si sa cosa è stato raccontato per questa improvviso sradicamento dal loro mondo, di notte, e si sa bene l’effetto della notte e del buio sui pensieri e sulle emozioni, sono soli. Non possono trovare conforto e consolazione nell’abbraccio della mamma ma devono contare sulle loro forze.
Si assiste dunque ad un bombardamento di informazioni e di comunicazione mediatica che solletica la pancia delle persone, che punta il dito contro il provvedimento emesso ma non si da altrettanta risonanza alle madri che recentemente hanno ammazzato i loro figli come vendetta eni confronti degli ex compagni. Non si da altrettanta evidenza alla vicenda del povero ragazzo milanese aggredito da una gang di quasi coetanei a Milano nel centralissimo Corso Como e che pagherà con un’importante invalidità questa brutta esperienza, Non si da altrettanta evidenza alla mancanza tolta dei emozione degli aggressori, per nulla pentiti di quanto commesso, né al dilagare di un malessere importante nelle giovani generazioni che risolvono tutto con aggressioni e accoltellamenti magari riprendendo pure quanto attuano per condividerlo sui social.
Una scelta comunicativa interessante per mascherare. Ci riconosciamo nella famiglia nel bosco, bianchi biondi assomigliano all’immagine che abbiamo di noi. Ci sentiamo ematici con loro perché ci sentiamo vicini all’ingiustizia che ci ispirano.
Al contrario le mamme assassine, anch’esse bianche, anch’esse potenziali veicoli di. Identificazione, non le vogliamo riconoscere perché esprimono la parte malvagia, quella parte che non vogliamo ci appartenga. Una parte malata che non può trovare spazio nella nostra recita quotidiana.
Parlarne troppo le rende sempre più concrete, sempre più possibili, troppo reali.
Anche la politica esprime scelte. Nessun politico si è mobilitato per esprimere giudizi sulle mamme assassine e sui problemi connessi a quei fatti ma subito la classe politica si è espressa sulla vicenda della casa nel bosco esprimendo giudizi netti sull’operato di giudici e assistenti sociali per agganciare la pancia della gente sfruttando l’identificazione automatica degli adulti.
Ma la classe politica non si esprime sull’allontanamento di bambini dalle famiglie in generale, pratica purtroppo esistente non in modo raro, soprattutto se questi bambini sono extra comunitari. Allora cala un silenzio imbarazzante.


