Andrea Chirichelli (Players): “Siamo un magazine indipendente aperto al contributo di tutti, purchè bravi”

Intervista ad Andrea Chirichelli, co-direttore del magazine online Players www.playersmagazine.it

In due parole, come definirebbe Players?
Players (www.playersmagazine.it) è un progetto editoriale che mira a discutere di intrattenimento in maniera matura e indipendente. E’ scritta e assemblata da un team internazionale di veterani provenienti  dai più disparati angoli del panorama mediatico e cerca di offrire il  meglio di cinema, musica, videogiochi, arte, letteratura e tecnologia a  chi si è ormai rassegnato a non trovare niente di decente da leggere in edicola o sul web. Players è impaginata come una rivista “da edicola” di  alto profilo, ma è pensata per la fruizione su device portatili e tablet, a nostro giudizio il formato del futuro ed è realizzata quasi  interamente da italiani residenti all’estero.

E’ passato circa un anno dal vostro esordio, che bilancio tracciate di questi 12 mesi?
Il primo numero di Players è uscito quasi un anno fa e nel corso di  questi dodici mesi abbiamo fatto passi da gigante, sia in termini di  visibilità che di qualità e capacità di coinvolgere personaggi di un certo spessore. Oggi possiamo contare su circa 25mila lettori a numero, abbiamo ospitato illustratori di fama internazionale (Alex Varanese, Alessandro Gottardo, James White), i migliori giovani fotografi  italiani, veri guru del web quali Cory Doctorow o Bruce Sterling e offerto una panoramica su tutto ciò che vale la pena di vedere, leggere  e giocare. Dal mese scorso siamo partiti con il podcast della testata,  adesso stiamo per realizzare il nostro primo virale, uno spot e altre iniziative che ci permettano di far conoscere la testata.

Qual è la difficoltà maggiore nel portare avanti un progetto editoriale a costo zero come il vostro?
L’unico problema che abbiamo è quello di farci conoscere, non potendo contare su budget da spendere in pubblicità (né ovviamente su contributi statali di alcun genere) l’unica via è il passaparola che fino ad oggi ha funzionato egregiamente, perchè di solito chi ci conosce poi continua  a seguirci. Nessuno dei guru (o presunti tali) italiani che scrivono su  blog, quotidiani e televisioni di media, 2.0, giornalismo geek etc.etc., ha dato voce alla nostra iniziativa. Curioso, visto che sono pronti a  redigere pezzi da 10mila battute sul più insignificante tweet purchè  questo venga vergato da mani straniere. In altri casi ci è stato chiesto di pagare per partecipare a determinate manifestazioni “coerenti” con il contesto in cui lavoriamo e se tanto ci dà tanto, allora preferiamo utilizzare solo lo strumento dei social network, che è a costo zero e dà  buoni risultati.

Che ne pensi del giornalismo italiano?
Purtroppo oggi il giornalismo in Italia è davvero per pochi. Sia parla  spesso di “casta” di politici, ma la verità che anche nel giornalismo  esiste una oligarchia, composta da non iù di 100-200 persone che regna  imperturbabile da anni. Una volta che entri nel giro non ne esci, a  prescindere dalla qualità del lavoro che svolgi. Credo che quello del giornalismo sia in assoluto il settore professionale meno meritocratico ed è un mercato in cui lo sfruttamento del precariato è un’attività sistematica ed estesa ad ogni livello. Entrare in una redazione con un contratto decente è quasi impossibile, a meno di non essere raccomandati e l’unico modo per sapere che sta per uscire una nuova testata è far parte del “clan” del neodirettore di turno. Basta far caso alle ultime uscite editoriali: sempre gli stessi direttori che passano da una testata all’altra, sempre, sempre le stesse firme (come ricordava peraltro Nanni Moretti in Caro Diario anni fa), sempre gli stessi nomi
ed “editorialisti” strapagati che spesso non c’entrano un fico secco con i temi trattati dalla rivista. Il risultato? Riviste identiche le une alle altre. E sorvoliamo sulla qualità. Players si ispira agli originali di celebri testate estere: Empire, Wired, Rolling Stone o a magazine nati sul web come CarneMag o Little White Lies. Considerando che Players viene realizzata nel tempo libero e a costo zero, direi che non ci si può lamentare del risultato raggiunto.

Com’è possibile partecipare al progetto Players?
Players è per definizione una testata aperta: se siete illustratori, fotografi, grafici, impaginatori, scrittori, giornalisti, appassionati  di media, siamo aperti ad ogni contributo. Ovviamente dovete essere bravi e almeno per ora, non aspettarvi alcun riconoscimento economico, visto che tutto quello che Players guadagna da donazioni e abbonamenti viene reinvestito nel progetto. Quindi, se volete partecipare, mandateci pezzi, non curricula.

 

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