Nuovi insulti contro Klaus Davi sui muri di Reggio Calabria

Nuova scritta ingiuriosa  contro Klaus Davi, questa volta apparsa nel cuore del quartiere Archi di Reggio Calabria. Lo rivela la testata “Spot and Web” che ha pubblicato le foto e il video della scritta. Il testo è stato impresso su un muretto in uno dei posti più frequentati e visibili del rione di Reggio Calabria, in passato tristemente celebre perché teatro delle faide di ‘Ndrangheta più cruente con mille morti ammazzati.

Proprio di fronte al lato opposto della rotatoria collocata di fianco alla frequentatissima Chiesa si legge “Klaus Davi cornuto”. Il testo, secondo alcuni cittadini, racconta la rivista, risalirebbe a non più di una settimana fa. Si tratta di un luogo di grande visibilità dove settimanalmente si svolge anche un mercatino e dove le pattuglie della polizia e dei carabinieri circolano di frequente.

Senza contare che proprio presso quel luogo di culto risiede anche la parrocchia e vi si svolgono frequenti funzioni religiose. Difficile che l’autore o gli autori non siano stati quindi visti all’opera anche perché la caserma dei carabinieri dista in linea d’aria non più di 500 metri e quindi il rischio di essere scoperti dalle forze dell’ordine per i  “writer” non era poi così remoto.

Non è la prima volta che compaiono scritte contro il giornalista a Reggio Calabria, annota Mario Modica, direttore della testata. Al luglio del 2021 risale una simile scritta collocata questa volta presso la rotonda di Gallico all’ingresso dell’Autostrada con un testo piuttosto sibillino: “Klaus Davi uomo di pace”, recita il murales a tutt’oggi, ben visibile per chi fa ingresso sulla A2 provenendo da Gallico o Catona. 

Ai tempi Davi, fanno sapere i suoi legali, fu contattato telefonicamente da un esponente della polizia giudiziaria, un carabiniere. Ma la chiamata non ebbe alcun seguito in termini di indagini, fa notare Eugenio Minniti, uno dei legali del noto giornalista. Ora è la volta di una nuova scritta ad Archi Cep con un testo però molto più aggressivo. A questi due episodi se ne aggiunge un terzo che li precedette nel tempo e anche in questo caso, nonostante le puntuali indagini della Polizia scientifica, non è stata fatta luce sugli autori del gesto.

Nel novembre del 2019 la casa in cui viveva allora Klaus Davi al lotto 23 fu oggetto di un atto vandalico: ignoti sfondarono le vetrate della sua abitazione con pietre e sassi che furono ritrovati all’interno. «L’auspicio – dichiara l’avvocato Eugenio Minniti (Foro di Locri) – è che a questo punto gli inquirenti facciano chiarezza su questi costanti attacchi.

Sarebbe sufficiente acquisire le telecamere della zona per cercare di capire chi possano essere stati gli autori della scritta offensiva. A nostro avviso sarebbe necessario un approfondimento sugli eventuali autori della scritta ma soprattutto sui motivi degli insulti rivolti pubblicamente al giornalista per capire se sono collegati a sue recenti inchieste giornalistiche», dichiara il legale.