Klaus Davi: ‘Sanzioni contro Putin non è detto provochino una sua rapida caduta’

“L’Occidente lo sottovaluta, la Russia profonda è con lui. Questione ebraica fondamentale”

di Mario Modica

Klaus Davi

Klaus Davi risponde ad alcune domande relative alla crisi Russia/Ucraina, esternado il suo autorevole pensiero.

Klaus, tutte le guerre hanno anche una dimensione comunicativa importante. Come la vedi ? Chi sta vincendo da questo punto di vista?

“Per ora nettamente Zelenski, sia sul fronte interno che su quello internazionale. Si è rivelato un comunicatore talentuoso e geniale che ha imparato le lezioni dal nostro Berlusconi e dai guru dei nuovi media. Impersona alla perfezione il ruolo di vittima, gli calza a pennello anche perché gli Ucraini lo sono a tutti gli effetti”.

Putin non ci sperava?

“No, lo aveva sottovalutato esattamente come abbimo fatto noi. Ma attenzione Putin nel suo paese è tutt’altro che perdente”.

Stamattina a ‘Mattino 5’ con Francesco Vecchi hai tirato fuori la questione ebraica…

“È un sottotesto che accompagna la crisi a livello semantico-liguistico, tutti ne sono consapevoli ma non viene fatto affiorare palesemente. Putin accusa di nazismo il vertice ucraino; Zelenski rivendica le proprie origine ebraiche e continua a cercare di coinvolgere lo Stato di Israele evocando il genocidio. E lo dice un leader ebreo. Non è proprio poco… Il linguaggio è da  Repubblica di Weimar: nazisti, fascisti, ebrei, comunisti, si evocano svastiche, pogrom,omicidi di massa”.

È solo una questione di linguaggio?

“No, anche di sostanza. Zelenski è nipote di sopravvissuti dell’Olocausto. L’Ucraina è il paese della strage di Baby Yar, non dimentichiamolo mai. Non è un caso che i due leader evochino entrambi questi aspetti. Putin così manda messaggi alla propria opinione pubblica interna e alle forze armate. Zelenski alla comunità internazionale e motiva le sue truppe, mandando la sveglia ai vari Draghi, Biden, Macron, Von Der Leyen, Sembra che ai negoziati presenzi Abramovich, un cittadino israeliano. Un caso?”

Tu hai attaccato l’Europa?

“Ha fatto pena. Ha aspettato troppo. Come negli anni ‘30! Due guerre mondiali sono avvenute inutilmente. Ora tenta di correggere la rotta.”.

Le sanzioni funzioneranno?

“Non fidatevi dei media occidentali. Putin controlla la Russia profonda, l’opposizione per ora è solo un elemento dell’élite anche se si sta allargando e sta acquisendo una narrazione pubblica. È necessario che gli americani scateninino una guerra mediatico-tecnologica decisa, non episodica, e non è detto che basti. Non è detto che il fronte virtuale e finanziario sia sufficiente”.

Ma fino a quando può resistere Putin ?

“Non sono in grado di prevederlo. Ma così come gli occidentali hanno sempre pensato di poterlo gestire, ora vogliono farci credere che stia andando in crisi solo perche’ l’hanno deciso loro. Ma se diventa una guerra ‘lunga’  e gli Ucraini resistono piu’ del previsto  per lui iniziano i problemi interni.”.

E Draghi?

“Deludente. Ora sta recuperando… però non brillantissimo”.

Basteranno le sanzioni?

“Non mi permetto di fare analisi militari. Sul piano del consenso ci vorrà tempo perché incidano sull’immagine di Putin in Russia. Mi domando da semplice cittadino: abbiamo questo tempo? Possiamo starne fuori così a lungo? Ho la sensazione che sia tardi”.

I nostri punti deboli?

“Putin è intelligentissimo e ci descrive come dei ‘rammolliti’ ed ‘effeminati’. Incerti, divisi, attenti ai soldi più che ai diritti umani. In Russia si ritaglia lui un ruolo di vittima! E non è detto che non ci riesca se viene ulteriormente accerchiato. Non va assolutamente sottovalutato, non è un pazzo. La sua narrazione interna non è scalfita dall’Occidente che è sceso a patti con lui per decenni….”.

Come giudichi la chiamata di Draghi a Berlusconi?

“Berlusconi è tra i pochissimi che può parlare direttamente con Putin. Come Bennet, Macron, Scholz  e pochi altri. Una carta da giocare, ma temo che l’uomo Putin sia molto cambiato rispetto agli anni di feeling con il nostro ex Premier. Ma vale la pena tentare”.