Un giorno per non dimenticare

di Maurizio Badiani

Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria. Ma non lo è per tutti. 

Come per quei ragazzi di 15 anni che due giorni or sono hanno aggredito un bambino gettandogli addosso sputi e parole con la minaccia di gettarlo in un forno “perché ebreo”.

Chissà se qualcuno, in casa o a scuola, ha mai parlato – e mostrato – a quei ragazzetti cosa è stato Buchenwald. O Mauthausen. O Dachau. O Auschwitz. 

Quando, durante il processo di Norimberga, le immagini più crude dei campi di sterminio furono proiettate in aula molti degli imputati nazisti si girarono dall’altra parte: un po’ per vergogna un po’ perché – neppure loro – riuscivano a sopportare l’orrore che essi stessi avevano provocato. C’è una poesia che la scrittrice Joyce Salvadori Lussu ha dedicato ai bambini. A quelli morti. Ma soprattutto a quelli vivi. Perché ricordino e non dimentichino. Perché, come scrisse Primo Levi, “E’ successo e quindi può succedere di nuovo”. Riporto qui la toccante poesia della Lussu. Fatela leggere ai vostri bimbi. Anche se sono già grandi e magari hanno già quindici anni. 

C’é un paio di scarpette Rosse.

C’é un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede
ancora la marca di fabbrica
“Schulze Monaco”.

C’é un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio
di scarpette infantili
a Buchenwald.

Più in là c’é un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald.
Servivano a far coperte per i soldati.
Non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas.

C’é un paio di scarpette rosse
di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald.
Erano di un bimbo di tre anni,
forse di tre anni e mezzo.
Chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni,
ma il suo pianto
lo possiamo immaginare,
si sa come piangono i bambini.

Anche i suoi piedini
li possiamo immaginare.
Scarpa numero ventiquattro
per l’eternità
perché i piedini dei bambini morti
non crescono.

C’é un paio di scarpette rosse
a Buchenwald,
quasi nuove,
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.