La narrativa permette di raccontare la verità del giornalismo, rispettandola e dando conto dei fatti

La narrativa può intersecare il giornalismo e l’approfondimento? Tra romanzi, ricostruzioni e podcast, le esperienze di alcune redazioni locali del panel “Il tempo della cura e dell’impegno nel giornalismo tra podcast e crossmedialità” hanno presentato le loro esperienze.

“La mia storia inizia con l’omicidio di Giarre: in Sicilia nel 1980 due giovani omosessuali erano stati trovati uccisi da un colpo di pistola. All’iniziò confessò un 13enne, ma poi ritrattò – racconta la cronista Rosaria Maria Di Natale, autrice del romanzo Il silenzio dei giorni – Il caso aveva scosso l’opinione pubblica del tempo, ma, negli anni a venire, nessuno provò a riaprire il caso”. Il fatto era stato rimosso dalle testimonianze giudiziarie, ma anche dal contesto storico locale, anche se era un caso unico nell’Italia di quegli anni. Rimase però impresso nella mente delle associazioni gay.

“Le carte non avrebbero risolto nulla, non c’era più nulla sulla verità processuale ho deciso di passare la palla alla narrativa – spiega la giornalista – Ho raccontato una storia di narrazione che attingesse dalla letteratura e non dagli strumenti giornalistici”. Nonostante la scelta di anticipare il periodo storico e la trasformazione di Giarre nel paese immaginario di Giramonte, il romanzo restituisce un’identità precisa e caratteristica del territorio alle pendici dell’Etna e di una Sicilia, rappresentativa di un pezzo d’Italia di quel tempo. Proprio la presentazione del libro proprio a Giarre ha permesso alla comunità di guardarsi allo specchio e di far emergere delle testimonianze e sulla rimozione collettiva del fatto. “È possibile con la narrativa raccontare la verità rispettandola, dando conto dei fatti” spiega Di Natale.

Anche Jule Busch, autrice e giornalista de Il Giunco è partita dalla cronaca per La figlia d’Europa. Il sogno infranto di Elena Maestrini, vincitore del Premio Rapallo. Ha deciso di raccontare in un romanzo dell’incidente Erasmus in Spagna del 20 marzo 2016 in cui persero la vita 13 studentesse, tra cui Elena Maestrini, che viveva nella provincia di Grosseto, in Toscana. “Noi nelle redazioni locali raccontiamo quello che succede in un determinato giorno. Ma questo caso è andato avanti per anni. Ha sconvolto la comunità a cui noi vogliamo stare accanto – spiega la giornalista – La decisione di pubblicare un libro è nato dal fatto che non sia mai stato individuato un responsabile. Non c’è mai stato un processo. 13 famiglie non hanno mai avuto giustizia. Quindi racconto la battaglia delle famiglie”. Busch ha seguito la famiglia di Elena, che ha lottato per chiedere la verità all’Ambasciata spagnola: “Sono stata spinta dall’indignazione. Vivevo in una comunità in cui c’era sofferenza che difficilmente si racconta sulle pagine di un giornale.Vogliamo mantenere alta l’attenzione delle persone”.

Daniele Reali, direttore de Il Giunco aggiunge: “Quando si vive una tragedia così lontana in tempo e spazio è difficile capire cosa succede. Jule ha avuto il merito di riportare il caso in attualità e speriamo possa essere un impulso e unire i punti”. L’attività è utile infatti per strappare la vicenda dalla frenesia delle news, per approfondire: “A volte non pensiamo a quello che succede ma abbiamo bisogno di unire lo sforzo fatto per la cronaca ad un forte legame con la comunità”.

“Il nostro capo d’indagine non è solo il vero, ma anche il verosimile, nel senso di Sciascia, nella logica, nel mettere insieme i fatti – spiega Giacomo Di Girolamo, direttore di Tp24 che ha collaborato alla creazione della serie di podcast L’isola di Matteo – In Sicilia nei luoghi di Matteo Messina Denaro, il latitante a capo di Cosa Nostra – Siamo così schiacciati dalla realtà che trascuriamo il verosimile e non facciamo lo sforzo di unire i puntini. Niente è più inedito dell’edito. A volte le cose sono state raccontate male e sta a noi rimetterle insieme. La forma romanzo permette con la finzione di dire quello che accade intorno”. Proprio la narrazione permette di riportare “il dubbio” e “l’attenzione” sulla realtà. “La radio è stata il mio rifugio durante la pandemia, con un informazione non sensazionalistica e puntuale – spiega il cronista – Nella società dell’immagine la parola quando racconta storie,  quando non vuole truffare, è un bene e un rifugio, perché riporta all’essenzialità della realtà. Per questo funzionano i podcast”. Dall’incontro con Matteo Caccia, nasce l’Isola di Matteo, con dieci puntate da 45 minuti: “Se la storia è credibile il pubblico c’è per il podcast. È un mezzo meno invasivo e più economico, al contrario della televisione”. La curiosità è fondamentale: “Significa prenderci cura del mondo. Farlo significa prenderci cura anche del modo in cui lo raccontiamo e delle parole che usiamo“.

Alessandra Toni, giornalista ed esperta di sanità di VareseNews, racconta il progetto editoriale Kronos e Kairosun podcast nato per raccontare la pandemia. “Quando la redazione è tornata alla normalità abbiamo fatto il podcast in un momento storico in cui nessuno di noi aveva elaborato quello che era successo – dichiara – Mi è tornata in mente l’intervista ad un infermiere, che dopo anni a occuparsi di carte e ha dovuto rimettersi il camice. Mi ha dato il suo diario, restituendo l’emozionalità del periodo”. Il Kronos, del titolo, è quindi il tempo che scorre – le scansione delle decisioni istituzionali -, mentre il Kairos è la qualità del tempo che costruiamo con la comunità durante la prima ondata e la seconda. “Avevamo tantissimi dettagli, che si sarebbero rischiati di perdere altrimenti – racconta Toni – Abbiamo dovuto recuperare il materiale trascritto con le parole e abbiamo dovuto farlo leggere agli attori. Un po’ di emotività si è quindi persa”. Tante testimonianze sono arrivate dai lettori, fermi nella propria routine, durante il lockdown: “Molti avevano scoperto in sé dei racconti di straordinaria bellezza e anche questi ci sono”. Il podcast si chiude con le prime vaccinazioni, la speranza finale, dopo la paura e la frustrazione in 9 puntate tematiche. Conclude Toni: “La narrazione ha bisogno di distacco e riflessione, ma se l’idea c’è mettere insieme i puntini è immediato”.