Ilda Boccassini dure critiche alla magistratura reggina: ‘corporativa e ostile mentre noi applicavamo la legge’

di Mario Modica 

Non solo Nicola Gratteri, definito ‘culturalmente distante anni luce’ dagli altri magistrati che indagavano con il suo gruppo e quello di Giuseppe Pignatone. Ilda Boccassini ne ha anche per la magistratura di Reggio Calabria, a cui dedica parole sferzanti nel suo libro “La stanza numero 30” (edito da Feltrinelli), nelle pagine riservate alle inchieste sulla ‘Ndrangheta. Tanto per essere chiara, la ex pm scrive: «E la magistratura? Quello che leggo e sento (della Calabria, ndr) non mi piace». 

Ilda Bocassini

Dire che ci fosse una distanza siderale fra come Ilda “la Rossa” e i magistrati del distretto reggino intendevano la professione è un eufemismo. A proposito delle indagini su Vincenzo Giglio, allora presidente della Corte d’Assise di Reggio, la Boccassini scrive sarcastica a pagina 275: «Vincenzo Giglio godeva di una tale considerazione nel distretto reggino che, dopo l’arresto, la sua fama di giudice preparato e imparziale aveva reso molto difficile il rapporto tra noi e la corporazione, i colleghi calabresi in particolare, quasi che procedendo secondo la legge avessimo violato chissà quale codice interno alla categoria. Prevedendo tali reazioni, avevo formulato un capo di imputazione in cui spiegavo in dettaglio i rapporti di Giglio con il clan mafioso e il mondo politico, riportando i dialoghi, le telefonate, gli incontri e le manovre con cui intendeva ottenere la raccomandazione per la moglie o i fatti che dimostravano il suo interessamento per Giulio Lampada, a sua volta, come il consigliere regionale (Giuseppe Morelli, ndr), in cerca di conferma su eventuali inchieste che lo riguardassero», verga polemica la Boccassini. 

Didsdicevole fu la reazione della magistratura associata e della corrente di Magistratura Democratica: «La magistratura reggina si era mossa compatta indicendo un’assemblea, e la corrente cui Giglio apparteneva (Md, ndr) aveva diramato un duro comunicato in cui si stigmatizzava l’accaduto». 

La cosa scioccante per la Boccassini era che tutti sapevano e tutti tacevano a Reggio: «Il suo profilo problematico era ben noto a cancellieri, avvocati, magistrati». 

L’autrice del best seller non risparmia nemmeno il distretto di Catanzaro: «Nel capoluogo è stato indagato e rimosso dall’incarico per accuse di corruzione il collega Vincenzo Luberto, uno dei vice e braccio destro del procuratore Nicola Gratteri, addirittura incaricato di coordinare le inchieste anti mafia! Ancora una volta l’ANM locale non ha ritenuto di fronte a un fatto grave di prendere posizione precisa nè ha colto l’occasione di avviare in un territorio martoriato una riflessione sulla categoria». 

Lapidaria la sua conclusione: «Ho imparato a essere realista: e quello che vedo e sento continua a non piacermi».