Caso Ambra-Allegri, la psicologa: non è colpa di amante se la relazione è finita

La fine del rapporto tra Ambra e Max Allegri domina i media nazionali e tante sono le voci che si susseguono incontrollate sull’argomento.

Samantha Vitali

La dott.ssa Samantha Vitali, psicologa, psicoterapeuta e docente al MAPS di Milano, dà una riflessione da esperta in materia: «Spesso si tende erroneamente ad attribuire la fine di una storia d’amore a terze persone che si intromettono nella relazione sentimentale. Si tratta però di una falsa credenza, cioè tendiamo a confondere la causa con l’effetto e questo anche per “spostare” la responsabilità della fine della relazione su qualcosa di esterno e non dipendente da noi.

Il “tradimento”, in realtà, avviene perché già all’interno della coppia si è verificata una frattura, un allontanamento importante, al punto da consentire a chiunque di porsi in relazione con uno dei due partner. Se ci pensiamo infatti, quando siamo realmente innamorati di una persona, di fatto il mondo intorno sembra sparire e questo perché in quel momento, non ci sono varchi tra le due parti di quella “mela”. Al contrario accettare la fine di una relazione spesso non è facile e questo anche se sono noti già da tempo i segnali di crisi e quelli legati all’inevitabile distacco.

Nella rottura, anche se l’investimento emotivo sta finendo da entrambe le parti e i rapporti sono ormai conditi di un mancato rispecchiamento reciproco, risulta comunque molto difficile per colui/lei che viene lasciato/a accettare il fatto che l’altro sia riuscito/a “fare senza” e a prendere coraggio, interrompendo il legame. Quella rottura fa sentire non più degni di quell’amore che un tempo c’era e che rimandava un’immagine di sé stessi come amabili, desiderabili, scelti, rinforzando la propria autostima».

La psicoterapeuta, docente di un Master in Psicologia dello Sport, continua poi: «Nel tempo dell’amore riceviamo dall’altro un’immagine positiva a livello di identità personale dalla quale traiamo una grande conferma rispetto al nostro valore, ed è qui che nel momento della fine spesso non è facile lasciare andare perché è come perdere un pezzo di sé stessi al quale ci eravamo tanto affezionati. Il timore di venire abbandonati naturalmente è comune a tutti ma in alcuni casi può risultare particolarmente doloroso e preoccupante ove esistano vissuti emotivi personali legati a sensazioni di vuoto esistenziale laddove l’altro fungeva da “riempitivo” per colmare, almeno in parte, quel senso di mancanza.

In questi casi, durante una separazione, alcune persone possono rimanere vittime di sentimenti d’angoscia che danno origine ad un quadro sintomatologico depressivo o di attacchi di panico. Parliamo di Sindrome dell’abbandono, dunque, in tutti quei casi nei quali l’individuo non è riuscito nell’infanzia a sviluppare una base sicura con le figure d’attaccamento al punto da essere in grado, una volta adulto, di affrontare i distacchi facendo riferimento alle proprie risorse interiori, in modo da non dipendere dall’approvazione o dall’amore dell’altro come unica conferma del proprio valore a livello di identità del Sé», conclude Samantha Vitali.

Dott.ssa Samantha VItali, Psicologa, Psicoterapeuta, Docente di MAPS (Centro Studi e formazione in Psicologia dello Sport) di Milano, del Master in Psicologia dello Sport e formatrice in ambito Assistenziale Sanitario presso Coornucopia (Ente di Formazione accreditato Regione Lombardia).