Google vince in cassazione sul diritto all’oblio

Di Federico Unnia 

Google  ha ottenuto un’importante  vittoria in Cassazione in tema di diritto  all’oblio, avverso una pronuncia del Tribunale che la obbligava a rimuovere  tutti i risultati di ricerca relativi ad un sacerdote coinvolto in passato in episodi  di pedofilia.

Con ordinanza pubblicata il 21 luglio 2021, la Suprema Corte ha accolto il  ricorso presentato da Google (assistita dagli avv.to Massimiliano  Masnada di Hogan Lovells che ha affiancato il team legale interno guidato dalla general counsel  Marilù Capperelli, con la senior litigation counsel Marta Staccioli), e ha ribadito il principio per cui il diritto all’oblio non è un diritto assoluto ma deve essere oggetto di un giudizio di  bilanciamento gli interessi contrapposti come quello pubblico alla reperibilità delle informazioni sul motore di ricerca.

Per questo motivo, secondo la Cassazione, chi agisce dei confronti del motore  di ricerca per ottenere la rimozione di risultati, deve indicare con precisione e  chiarezza i link oggetto della richiesta, al fine di consentire a Google, prima e al giudice, poi, di effettuare tale valutazione di bilanciamento di interessi.

Ciò avviene normalmente attraverso l’elencazione degli URL che identificano la pagina web dove è contenuto l’articolo o il contenuto pubblicato dal sito fonte e che sono contenuti nell’elenco dei risultati restituiti dal motore di ricerca. Nell’emettere questa pronuncia, la Corte ha richiamato le principali pronunce della Corte di Giustizia sul ruolo degli ISP e sul regime di “safe harbour” che li caratterizza rispetto ai contenuti di terzi che essi memorizzano e trasmettono, anche in rapporto alla normativa sulla tutela dei dati personali.

“Questa pronuncia – afferma l’Avv Masnada – ha il pregio di fare chiarezza sul  fatto che Google non deve accogliere per forza tutte le richieste di oblio che  riceve ma che deve valutare dapprima la specificità e chiarezza della richiesta  e poi operare quel giudizio di bilanciamento di interesse tra l’oblio e l’interesse pubblico alla reperibilità dell’informazione sul motore di ricerca che gli  impone la legge e la giurisprudenza”.