La favola del Politicamente Corretto

di Maurizio Badiani

Maurizio Badiani

In principio furono i ciechi che, come per miracolo, furono trasformati in non vedenti (anche se, ahimè, nell’operazione non ci guadagnarono una sola diottria). 

Poi fu la volta degli spazzini: un colpo di ramazza e divennero “operatori ecologici”. Anche se, come annotava Biagi, la merda da spazzare rimaneva la stessa. 

E giù giù, parola dopo parola, pagina dopo pagina, la rivoluzione linguistica diventò una valanga che si non arrestò finché non arrivò a “zuzzurellone”. 

Giorni fa l’ottimo Gramellini ci ha regalato dalle pagine del Corriere uno dei suoi “caffè” più gustosi. Riassumo i fatti per chi quel caffè se lo fosse perso.

Nella Disneyland del dopo Covid qualcuno deve aver pensato che la Strega Cattiva che si sfracellava precipitando da una rupe era un finale troppo punitivo e troppo crudo per essere mostrato agli occhi innocenti dei bambini: 

è vero che la strega della fiaba è una stronza e per di più avvelenatrice ma sempre vecchietta è e, vista l’età, degna forse di un maggior rispetto. Così, approfittando della chiusura dovuta alla pandemia, i benpensanti del parco giochi più famoso al mondo cambiarono la scena. Il capitombolo della Strega Cattiva scomparve e il suo posto venne preso dal bacio con cui il Principe Azzurro risvegliava Biancaneve dall’incantesimo della mela avvelenata. Così – prosegue la fiaba di Gramellini – vissero tutti felici e contenti. Fino a quando…fino a quando due giornaliste in visita al parco si accorsero che il Principe Azzurro baciava Biancaneve senza averne chiesto prima il consenso! «Vogliamo insegnare questo ai bambini?», scrissero indignate le due signore su un giornale di San Francisco. Senza riflettere su un punto nodale della vicenda: e cioè che per poter dare il suo consenso Biancaneve avrebbe dovuto svegliarsi dall’incantesimo. Ma per svegliarsi dall’incantesimo era giocoforza che il molestatore d’alto lignaggio baciasse la fanciulla.

Insomma il Politicamente Corretto si era letteralmente accartocciato su se stesso. Era arrivato a un punto morto. O perlomeno profondamente addormentato. 

In attesa che risolvano il problema logico della bella dormiente nel bosco, alle due giornaliste in cerca di scoop favolistici segnalo un’altra vittima vessata da secoli. 

Il suo nome è Babbo Natale. Lo so, siamo fuori stagione, ma per riflettere su un’ingiustizia ogni momento è buono. Quel povero vecchio (Dio solo sa quanti anni ha!) così grasso e sovrappeso (probabilmente iperteso e cardiopatico) ogni anno, puntualmente, deve sobbarcarsi l’onere di portare pacchetti e pacchettoni non dico ai bambini del vicinato – che già sarebbe un’impresa – ma addirittura di tutto il mondo! 

A nessuno – mi chiedo – è mai venuto il dubbio che quegli “OH OH OHH” che pronuncia con tanta frequenza non siano la conseguenza di un forte mal di schiena o di una nevralgia mai curata? 

Ci riflettano le due signore. E vedano se riescono a fare qualcosa per quel povero vecchio acciaccato. 

Anche perché, in tempi di Amazon, andare ancora in giro col freddo a portar pacchi con una slitta scoperta, oltre che dannoso per la salute, è, ne converrete, leggermente da coglioni.  

P.S. Ricevo in questo momento una mail di protesta da parte di un gruppo che si firma “Animalisti Convinti” il quale mi rimprovera perché nel mio appello ho completamente dimenticato le “povere renne che per una misera manciata di biada sono costrette a fare più volte il giro del mondo”. 

Chiedo venia agli Animalisti Convinti. Bestia io che non ci ho pensato. 

Per farmi perdonare prometto che, giusto il tempo di chiudere questa mail, farò subito presente l’ingiustizia alle due giornaliste di San Francisco. 

Sono più certo che, solerti come sono, prenderanno il problema per le corna.