Complimenti e critiche al lavoro: da InfoJobs, i suggerimenti per trasformarli in feedback utili

I complimenti piacciono a tutti, meno le critiche. Ma cosa succede in ambito lavorativo? Meglio esprimere le proprie opinioni o tacere? In occasione della Giornata Mondiale del Complimento, InfoJobs, la piattaforma n.1 in Italia per la ricerca di lavoro online, ha coinvolto i propri esperti HR per capire come gestire al meglio complimenti e critiche al lavoro, per favorire la crescita personale e un ambiente produttivo e sereno.

Il complimento è per sua natura positivo e mira alla gratificazione di chi lo riceve, in ambito professionale implica un riconoscimento del lavoro svolto. Un complimento può migliorare la giornata, incoraggiare l’autostima, favorire una maggiore produttività, ma è anche importante per rafforzare il senso di appartenenza all’azienda. Capita a volte di non sentirsi gratificati sul posto di lavoro, si pensa “Eppure basterebbe un grazie”, ma è davvero così difficile congratularsi per il lavoro svolto dai colleghi, dal capo o dai propri sottoposti? Un complimento, se sincero e contestualizzato, ha insito un potere inimmaginabile.

Il contraltare del complimento è la critica. Quando le cose non vanno bene, è importante parlarne per migliorare e imparare dai fallimenti, ma è difficile farlo per la paura di essere male interpretati, di rovinare il rapporto o di subire conseguenze.

Come gestire quindi complimenti e critiche in ambito lavorativo? Il suggerimento degli esperti HR di InfoJobs è quello di trasformarli in feedback, positivo o costruttivo. Sì, perché una critica, se opportuna e sincera, e soprattutto fatta con l’obiettivo di aiutare l’altro a migliorare, può essere ancora più preziosa di un complimento.

QUALCHE REGOLA BASE

  1. Relazione: innanzitutto, è importante capire le relazioni fra chi fa un complimento o una critica e chi lo riceve. Non solo il rapporto gerarchico, ma anche il livello di confidenza che si ha con l’altra persona.
  2. Professionalità: complimento o critica devono riferirsi sempre al lavoro e non alla persona, devono essere garbati e mai esagerati. E soprattutto devono essere sinceri.
  3. Concretezza: per essere davvero efficace, il complimento o la critica deve essere circostanziato e specifico, riferendosi a un episodio concreto più che a una sensazione (e men che mai a una supposizione!)
  4. Disponibilità: è importante essere disponibili a spiegare il complimento o la critica, meglio prendersi il tempo giusto, magari davanti a un caffè o in una call informale.
  5. Riservatezza: è sempre meglio parlare prima con la persona in un momento dedicato, il complimento o la critica può toccare noi e l’altro molto da vicino, ci sarà tempo in seguito per un encomio formale.

I COMPLIMENTI DAL CAPO, AL CAPO E FRA COLLEGHI

  1. I complimenti dal capo: essere apprezzati da un superiore fa particolarmente piacere e un complimento è un mezzo molto potente che favorisce una crescita di sè e una percezione più forte di noi, oltre che farci lavorare con maggiore sicurezza e autostima.
  2. Sì ai complimenti a un collega, ma è importante essere onesti e non esagerare, l’impressione che ci sia un secondo fine è dietro l’angolo.
  3. Sì ai complimenti al capo, ma con prudenza, per evitare fraintendimenti, e onestà, per far capire come il suo operato sia d’ispirazione per il miglioramento della professionalità.

LA CULTURA DEL FEEDBACK: COSA FA DI UN CAPO UN LEADER

Il modo in cui un capo agisce è determinante. Infatti, un capo presente e attento alle esigenze del team, che mira al raggiungimento degli obiettivi credendo fortemente nel lavoro di squadra può fare la differenza. Secondo quanto emerso da un’indagine lnfoJobs sulla leadership gentile* il 41% degli intervistati dichiara di avere un capo che corrisponde a queste caratteristiche. Per gli intervistati, il leader gentile è colui che ha spirito di squadra sempre, anche per i fallimenti (38% del campione), guida il team al raggiungimento degli obiettivi, senza imporre idee e metodi (24%), premia i risultati e sa indagare gli insuccessi senza colpevolizzare (23%) e sa gratificare e ascoltare (15%).

È importante sottolineare che al capo, in quanto tale, viene richiesto di esprimere un feedback sull’operato delle sue risorse. Feedback, che può essere sia positivo che costruttivo al fine di gratificare o incoraggiare ad agire diversamente per concorrere al raggiungimento degli obiettivi. Se positivo, non è propriamente un complimento, ma la percezione di esso su chi lo riceve è molto simile. Se costruttivo esorta la risorsa a dare il massimo motivandola a fare sempre meglio. Ma come trasmettere un feedback? Oltre ai momenti strutturati previsti in molte aziende, è fondamentale creare una cultura aziendale del feedback aperto e ricorrente, che possa davvero far parte delle abitudini di un leader in primis, di modo poi da trasmetterlo a tutto il team. Perché i feedback hanno il potere di influire positivamente sull’impegno e sulle performance delle risorse, creando una cultura aziendale forte in grado di mantenere ingaggiati e motivati i dipendenti.

* Indagine svolta da InfoJobs a novembre 2020 su un campione di 1.953 rispondenti iscritti a InfoJobs, ambosessi, dai 18 anni in su, in tutta Italia.