Una nuova tangentopoli a Reggio Calabria?

di Mario Modica

Nella regione più dimenticata d’Italia, la Calabria, dove i confini fra Stato e anti-Stato sono molto labili e le inchieste sulla politica all’ordine del giorno (l’ultima riguarda le grottesche elezioni comunali avvenute a settembre che nonostante siano state giudicate amministrativamente ‘valide’ dalla locale Commissione elettorale hanno annoverato tra i votanti anche ignari cittadini passati a miglior vita), potrebbe scoppiare una nuova tangentopoli di proporzioni gigantesche.

La vicenda riguarda un imprenditore della zona che negli anni ha accumulato appalti pubblici di ogni genere e che ora è finito nelle maglie della DDA Reggina che senza mezzi termini lo definisce ‘piegato’ alle cosche, riportandolo nero su bianco su uno dei  suoi report.

Un attacco senza precedenti anche nella descrizione che fa dell’imprenditore in questione la polizia giudiziaria (ma il soggetto comunque  non risulta indagato ), indicandolo – sulla base di voluminose intercettazioni – come presunto elemento imprenditoriale da intendersi come strutturale in certi ambienti mafiosi. Ma il punto non è tanto questo. Ma riguarda la miopia (o spregiudicatezza?) di una serie di istituzioni locali che sono ricorse a lui per compiti anche abbastanza delicati. La domanda è come sia possibile che, se le indicazioni giudiziarie sono vere, gli siano stati affidati anche appalti pubblici per anni e anni senza avere il minimo sentore degli elementi sollevati dalla Dda.

Non dovrebbe esserci maggior controllo in una terra così complessa? Klaus Davi – praticamente in totale solitudine come accaduto con la denuncia del killer Molinetti anni fa – sta sollevando la questione da tempo e ieri l’ha posta sul tavolo del prefetto di Reggio Calabria. Da sempre in Calabria la gestione delle interdittive è apparsa molto ‘elastica’ e ‘umorale’. Il famoso ‘doppio standard’ dello Stato sollevato da Davi torna di stretta attualità. «Letta l’inchiesta ‘Malefix’ mi sono semplicemente chiesto – afferma Klaus Davi – come mai in una città dove sono state spedite interdittive a raffica e molte anche piuttosto discutibili, persone così poco raccomandabili abbiano potuto scorrazzare senza grandi problemi ‘amministrativi’. Ma la risposta è semplice: è uno dei tanti, tristemente soliti misteri della bellissima Calabria». Appunto.

Klaus Davi