ViziPubblicitari – Confronto sul vanto ambientale che non c’è

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di Federico Unnia – Poiché è provato che tutti i più diffusi detersivi consentono di ottenere risultati soddisfacenti senza necessità di alcun pre-risciacquo delle stoviglie prima del lavaggio con la lavastoviglie, se non addirittura che il pre-risciacquo è reso inutile non dai detersivi, ma dalla moderna progettazione delle lavastoviglie, costituisce un vanto ingannevole evidenziare con enfasi le problematiche ambientali legate alla scarsità d’acqua e al rischio di siccità nel nostro paese, lasciando intendere al pubblico che con Finish sia possibile – in virtù delle sue particolari prerogative – ottenere risultati brillanti senza dover sciacquare i piatti prima di lavarli con la lavastoviglie, risparmiando fino a 38 litri ad ogni lavaggio, a beneficio dell’ambiente. 

Federico Unnia

E’ questo il cuore della recente pronuncia con la quale il Giurì di autodisciplina, rigorosamente riunitosi da remoto in ossequio alle nome anti covid 19, ha condannato, su istanza di Henkel, una campagna diffusa da Reckitt Benckiser   tramite tv e internet per promuovere i propri detersivi per lavastoviglie a marchio “Finish”, ritenendola contraria agli artt. 2 (comunicazione commerciale ingannevole) e 46 (appelli al pubblico) del codice della comunicazione commerciale. 

I messaggi, dopo aver evidenziato con enfasi le problematiche ambientali legate alla scarsità d’acqua e al rischio di siccità nel nostro paese, lasciavano intendere al pubblico che con Finish fosse possibile – in virtù delle sue particolari prerogative – ottenere risultati brillanti senza dover sciacquare i piatti prima di lavarli con la lavastoviglie, risparmiando fino a 38 litri ad ogni lavaggio, a beneficio dell’ambiente. 

Nella campagna si comunicava inoltre che scegliendo il detersivo pubblicizzato i consumatori avrebbero contribuito anche all’iniziativa benefica lanciata dall’inserzionista, consistente nell’impegno – per ogni confezione acquistata – a donare i 38 litri d’acqua risparmiati per un progetto di valorizzazione di alcuni prodotti agricoli. 

Secondo il Giurì, “L’uso di locuzioni del tipo “con Finish non dovrai più” far qualcosa e che con Finish “iniziamo” a risparmiare acqua, così come il riferimento a pretese “abitudini del passato” che Finish consente di superare, suggeriscono in effetti, sia pure in modo generico, l’impressione acritica che Finish rappresenti una svolta”, ravvisando pertanto nelle suddette modalità di comunicazione la violazione dell’art. 2 c.a. 

Con particolare riferimento infine ai precetti di cui all’art. 46,  il Giurì, ricordando la indubbia applicabilità della disposizione al caso in esame, ha invece precisato che “le indicazioni fornite dalla resistente non spiegano abbastanza chiaramente perché il messaggio, che suggerisce una specie di rapporto sinallagmatico, tra promesse dell’inserzionista e promesse dei consumatori, rispetti in particolare l’obbligo di non indurre i consumatori ai quali l’appello viene rivolto a sovrastimare lo specifico o potenziale valore del contributo all’iniziativa. Non è infatti in alcun modo reso comprensibile, neppure tramite la consultazione del sito, quale sia il contributo dell’inserzionista per confezione venduta, quale sia il contributo complessivo all’iniziativa, come codesto contributo sia in grado di contribuire alla causa generale, quale sia il termine di durata dell’impegno di Reckitt Benckiser”, concludendo per la censura anche ai sensi dell’art. 46.