I primi 20 anni di Radio Italia Anni ’60

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di Claudio Astorri www.astorri.it

RADIO ITALIA ANNI ’60 compie un traguardo importante, quello dei suoi primi 20 anni. Grazie al coordinatore nazionale Alessandro Raffaelli ecco un bilancio e l’illustrazione delle strategie per il futuro, per i prossimi 20 anni…

Alessandro Raffaelli è il responsabile delle relazioni istituzionali di RADIO ITALIA SOLO MUSICA ITALIANA ma è anche amministratore delegato e coordinatore nazionale di RADIO ITALIA ANNI ’60. L’occasione del 20° compleanno del primo franchising Radiofonico in Italia è quella giusta per chiedergli un bilancio e per cogliere le sue strategie future.

A – Come nasce e da chi RADIO ITALIA ANNI ’60?

“RADIO ITALIA ANNI ’60 nasce alla fine del 1999, quindi ha appunto compiuto i primi 20 anni. Tutto nasce da un’idea di Mario Volanti, editore e fondatore di RADIO ITALIA SOLO MUSICA ITALIANA, che aveva creato ‘RADIO ITALIA SOLO MUSICA ITALIANA ANNI ’60’.

Lo sviluppo in franchising nasce dalla contrazione del naming in RADIO ITALIA ANNI ’60, con la Presidenza di Mario Volanti e la partecipazione dei principali affiliati della precedente syndication di RADIO ITALIA”.

A – Qual è la situazione oggi?

“Oggi il gruppo di emittenti somma solo 80 impianti trasmissivi ma cumula quasi 1 milione di ascoltatori nel giorno medio e 4 milioni su base settimanale. C’è grande soddisfazione del dato perchè il rapporto impianti/ascolti è eccellente rispetto a tutta la concorrenza”.

A – E per il futuro?

“Riteniamo di poter affrontare il prossimo decennio pertanto ancora con un grande potenziale da esprimere anche attraverso nuove affiliazioni che intendiamo sollecitare e contrattualizzare”.

A – Quali sono gli strumenti a disposizione per lo sviluppo?

“Il nostro palinsesto è basato su una offerta quasi esclusivamente di musica dagli anni ’60 al 2000. Successi italiani e internazionali, oltre a brani legati ai ricordi e non solo alle classifiche. Altri di gran classe anche se poco conosciuti, senza disdegnare la programmazione delle ultime uscite del momento, ovviamente in target.

Da un punto di vista tecnologico sul sito web recentemente rinnovato www.radioitaliaanni60.it si possono raggiungere tutti gli editori affiliati e se ne possono ascoltare l’emissioni in streaming, disponibili su tutti i device. Anche su Echo di Amazon e Home di Google.

La tecnologia è dunque uno strumento che abbiamo sviluppato per sostenere la distribuzione migliore in tutto il mondo.

Siamo anche ricevibili sul DAB nelle regioni in cui siamo attivi. Credo molto anche in PLAYER EDITORI RADIO, la nuova piattaforma del Brodcast Radiofonico per il web creata anche sulla base dell’esperienza internazionale“.

A – Il tuo ruolo internazionale ti ha reso anche uno dei fautori della iniziativa di PER…

“Mi onoro di essere anche il rappresentante a Bruxelles delle Radio italiane nazionali e locali iscritte a Confindustria Radio TV nel board dell’associazione europea delle Radio e delle Televisioni A.E.R. (Association Europeenne des Radios).

Alessandro Raffaelli, al centro, in compagnia di Raf e Umberto Tozzi

Tra i primi ho potuto constatare 2 anni fa la serietà e la validità dei servizi proposti da RADIO PLAYER a Londra. Era evidente che si trattava di un futuro destinato ad essere presente. Quindi RADIO ITALIA ANNI ’60 si è già iscritta a PER e siamo pronti per partire”.

A – Qual è il livello di condivisione con gli affiliati di RADIO ITALIA ANNI ’60?

“Condividiamo programmi e attività di marketing in tutta Italia. Quest’ultime vanno dalle sponsorizzazioni di tour alle uscite editoriali sulle grandi testate.

Tuttavia c’è un processo di condivisione con le diverse sedi anche delle ultime novità tecnologiche offerte dal mercato. A Trento per esempio abbiamo installato con grande soddisfazione gli ultimi modelli di regia digitale di AXEL TECHNOLOGY.

Ciò ha reso anche possibile la condivisione dei contenuti con gli affiliati e con tutto il pubblico degli ascoltatori che oggi è sempre più esigente e fruisce della Radio dai più differenti device. Siamo pronti alle nuove sfide”.

A – Un marchio storico proiettato nel futuro…

“Alcuni potrebbero vivere il brand RADIO ITALIA ANNI 60 come un marchio vintage. Noi lo viviamo nella quotidianità e nella contemporaneità grazie alla relazione e alla passione degli ascoltatori e delle loro richieste. Non è un pubblico solo adulto ma anche giovane.

Si tratta magari di persone che non hanno mai ascoltato un brano dei New Trolls, dei Dik Dik, di Gino Paoli o di Ornella Vanoni. Lo sentono per la prima volta da noi e poi lo gradiscono e ne condividono l’ascolto con gli amici. E’ per questo che ritengo che il nostro futuro sia Radioso…

Siamo ottimisti anche sul mercato pubblicitario. La Radio ha dimostrato anche nel 2019 un crescente gradimento dai clienti per essersi saputa rinnovare con flessibilità e al passo dei tempi.

Un ringraziamento particolare va alla nostra concessionaria TEAMRADIO, un team giovane ma di grande professionalità, che sta facendo un lavoro straordinario ritagliandosi in pochi anni uno spazio importante nonostante un mercato con competitor molto più blasonati.

A – In termini territoriali dove intendi sviluppare la copertura del franchising?

“Con una dozzina di affiliati e poco più di 80 impianti noi oggi raccogliamo quasi un milione di ascoltatori. Con una presenza anche in Veneto e in Toscana, al momento assenti, daremmo un forte impulso alla nostra copertura e agli ascolti sia dal punto di vista demografico che da quello della fruizione automobilistica.

Abbiamo anche altri obiettivi. Stiamo cercando di implementare la Sardegna e aree più specifiche che ci permetterebbero la tracciatura autostradale continua dall’estremo nord al sud della penisola”.

A – Quali sono i vantaggi che pensi di poter offrire a un nuovo affiliato con il franchising di RADIO ITALIA ANNI ’60?

“Il vantaggio principale è poter entrare in un network che già è consolidato e che in 20 anni ha dimostrato di essere serio sul mercato. E di avere la partecipazione in comproprietà di una concessionaria nazionale che permette di condividere trasparenza e correttezza.

L’affiliato che entra nel franchising e che mette a disposizione il suo parco frequenze ha l’immediato vantaggio di ricevere, oltre all’uso esclusivo del nostro brand, una quota parte della pubblicità nazionale in relazione agli ascolti. C’è anche una parte addizionale rappresentata dalla pubblicità areale.

Ovviamente ha poi a disposizione la pubblicità locale di sua esclusiva pertinenza. Con la tecnologia non particolarmente costosa può immediatamente realizzare un eccellente prodotto editoriale e conseguire rapidamente buoni dati di ascolto.

E’ possibile peraltro da subito condividere i Giornali Radio del franchising come altre rubriche tutte sintonizzate sul target degli ascoltatori. Inoltre l’autonomia locale riconosciuta da RADIO ITALIA ANNI ’60 permette di cogliere appieno la territorialità e i fenomeni più forti localmente sulla base di una griglia di riferimento musicale.

E’ impostata strategicamente proprio in collegamento alle abitudini e orari quotidiani delle diverse zone d’Italia”.

A – A questo punto non resta che augurare a Alessandro Raffaelli e a RADIO ITALIA ANNI ’60 un Radioso futuro almeno per i prossimi 20 anni…