Agcom scrive al Governo: divieto di pubblicità dei giochi danneggia giornali e tv

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-100 milioni per il calcio dallo stop alle sponsorizzazioni

Il divieto di pubblicità dei giochi previsto dal Decreto Dignità, oltre a «danneggiare i concessionari italiani» e a «favorire gli operatori illegali», rischia di gravare su diversi settori dell’economia italiana, dagli operatori radiotelevisivi al mondo dell’editoria, fino alle squadre di calcio, penalizzate – rispetto a quelle europee – dallo stop alle sponsorizzazioni. Come riporta agipronews, lo scrive l’Agcom in una segnalazione inviata al Governo.

L’IMPATTO SULL’EDITORIA – Il divieto di pubblicità avrà «un impatto notevole sul settore dell’editoria, che già vive una forte contrazione dei ricavi pubblicitari, circostanza che evidentemente incide sotto il profilo occupazionale e che porta con sé inevitabili ricadute anche in termini di pluralismo, privando il settore dell’editoria di una possibile fonte di ricavi», scrive l’Agcom, evidenziando che «il trend degli ultimi anni ha mostrato investimenti pubblicitari nel settore dei giochi e scommesse come un mercato in forte crescita» ma «è indubbio che il settore dell’editoria perderà tutto il differenziale maturato nel 2018».

L’IMPATTO SUL CALCIO – La perdita in termini di ricavi per il solo sistema calcio (italiano) dopo l’entrata in vigore del divieto di sponsorizzazioni da parte delle società di gioco «si stima in circa 100 milioni di euro l’anno, con la conseguente sostanziale penalizzazione in termini di competitività nei confronti delle altre Leghe europee». A questo impatto diretto «dovrebbe poi aggiungersi un effetto indiretto in termini di ripercussioni occupazionali su tutta la filiera che ne uscirebbe assolutamente indebolita rispetto a quelle straniere».

L’IMPATTO SULLE TV – Il divieto di pubblicità dei giochi potrebbe gravare «sugli operatori radiotelevisivi stabiliti in Italia, in virtù dell’applicazione del principio del Paese di origine: laddove il fornitore di servizi media fosse stabilito in altro Paese dell’Unione, ma i contenuti venissero diffusi anche in Italia, lo stesso sarebbe (ed è) legittimato anche a trasmettere pubblicità del gioco con vincita in denaro, sfuggendo tuttavia alla potestà sanzionatoria dell’Autorità». Le tv con sede in Italia che sono tenute ad osservare il divieto, quindi, sarebbero penalizzate.

SANZIONI SPROPORZIONATE – Le nuove norme, continua l’Agcom, «dovrebbero modulare il trattamento sanzionatorio a seconda della “pericolosità” della concreta condotta rilevata». Una sanzione minima di 50mila euro per chi viola il divieto di pubblicità dei giochi risulta «poco ragionevole e sproporzionata», sottolinea l’Autorità. Una sanzione di simile entità non è «prevista per alcuna altra fattispecie violativa rientrante nel perimetro tipico dell’attività di vigilanza di questa Autorità, avente ad oggetto la diffusione di contenuti sui servizi di media audiovisivi e radiofonici, in attuazione delle disposizioni del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici».

NUOVI OPERATORI SVANTAGGIATI – L’Agcom inoltre sottolinea che il divieto di ogni forma di comunicazione promozionale della propria attività preclude «di fatto l’accesso al mercato dei “new comers”, che non potrebbero in alcun modo competere con i marchi già noti». Un nuovo operatore, anche se legittimato ad operare sul mercato «non potrebbe comunque competere con i marchi già noti».

GIOCO ILLEGALE – Per l’Agcom, il divieto di pubblicità dei giochi non solo «rischia di produrre conseguenze non favorevoli in termini di competitività delle aziende italiane» ma, «nella misura in cui va a colpire anche l’utilizzo dei marchi e dei loghi relativi a servizi di gioco autorizzati dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, rischia di rendere più difficile distinguere tra offerta di gioco legale e illegale».

CAOS LEGISLATIVO – L’Agcom, poi, segnala «un problema di coordinamento» del Decreto Dignità con le norme sulla pubblicità già previste dal Decreto Balduzzi e dalla manovra 2016. In sostanza, per quanto riguarda il Decreto Balduzzi, non è chiaro se bisogna ipotizzare «un esercizio congiunto delle competenze in materia di pubblicità» da parte dell’Autorità e dei Monopoli. Per quanto riguarda la legge di bilancio 2016, non è chiaro se il Decreto Dignità abroghi le norme sul divieto orario di pubblicità dalle 7 alle 22 per le tv generaliste o se le regole e le sanzioni previste vadano a “sommarsi” a quelle della manovra.

COPERTURA FINANZIARIA – Infine, l’Agcom chiede al Governo di «confermare e chiarire il perimetro di competenza» dell’Autorità, «prevedendo una copertura degli oneri derivanti dall’esercizio della conseguente attività di vigilanza e sanzionatoria». L’Autorità rileva un’estensione delle proprie competenze «ad ambiti (e fattispecie) estranei al perimetro di riferimento delineato dalla legge istitutiva», che «costituisce un onere particolarmente gravoso anche in termini di impiego di personale che avrebbe necessitato, stante l’attuale sistema di finzanziamento dell’Autorità, la previsione di un contributo gravante sui soggetti obbligati/vigilati».

LE CONCLUSIONI – In conclusione, per l’Agcom è «auspicabile e urgente un intervento di riforma complessivo dell’intera materia» dei giochi che «possa introdurre gli strumenti più idonei ed efficaci per contrastare il fenomeno della ludopatia, nel rispetto dell’iniziativa economica privata». L’Autorità suggerisce di «adottare una strategia multilivello a scopo di contrasto efficace del gioco che contempli non tanto un divieto assoluto e indiscriminato di pubblicità, ma che abbia ad oggetto una conformazione dei contenuti del messaggio commerciale, in modo da indirizzare i giocatori verso il gioco legale e verso comportamenti responsabili di gioco».