Malasanità, il giurì assolve l’adv di Secure Refund

90

Rigettate le accuse avanzate dal Comitato di controllo

di Federico Unnia

La pubblicità nel settore dei servizi di assistenza legale per ottenere il risarcimento dei danni patiti nel caso di malpractice medica arriva sul tavolo del Giurì di autodisciplina pubblicitaria. È stata infatti rigettata dall’organismo di controllo volontario della correttezza della comunicazione commerciale la domanda di condanna di un messaggio avanzata dal Comitato di controllo nei confronti di un annuncio pubblicitario relativo ai servizi di consulenza ed assistenza in ipotesi di malasanità, diffuso a Bologna relativo ai servizi di assistenza legale per coloro che si reputano danneggiati da eventi avversi in medicina. L’annuncio, capeggiato dall’headline Malasanità denunciando la combatti fatti risarcire! Mostrava una giovane donna in palese condizione di disagio fisico, con il volto coperto da una mascherina medica, con sullo sfondo l’immagine di un quotidiano titolato a piana pagina Medici…Accusa.

taddia

Secondo il Comitato di controllo, il messaggio, nel suo insieme per la protagonista e il richiamo all’eco sui media di casi di malpractice medica,  mirava a creare un forte impatto sul pubblico, esaltandone le paure e le preoccupazioni, e esaltando in modo ingannevole la certezza di un positivo esito attraverso  la consulenza prestata.. in sintesi, il messaggio avrebbe sfruttato l’emotività del pubblico e, con questo, il desiderio di rivalsa di chi si sente di aver subito un’ingiustizia, credendo di poter ottenere sicuramente il risultato risarcitorio voluto.

A queste gravi accuse Secure Refund, società di Taddia Group, attivo nella tutela  dei diritti dei cittadini nei confronti delle compagnie di assicurazione, perché ottengano il giusto risarcimento di tutti i danni subiti, aveva replicando che si trattava di un messaggio puramente informativo, volto a far conoscere la consulenza ed assistenza nei confronti delle compagnie di assicurazioni per i casi di malasanità, così come non vi fosse alcun movente di affronto nei riguardi dei medici. In particolare, il ricorso al termine malasanità non si sarebbe riferito all’intero sistema sanitario, ma solo ai casi nei quali la prestazione medica si fosse discostata dai canoni di diligenza, competenze e perizia.

Il Giurì, come si ricordava, ha mandato assolto il messaggio pubblicitario dalle diverse accuse. Secondo il Giurì, “la percezione contestuale di immagine e messaggio non sarebbe tale da individuare questa pubblicità come connessa a qualunque tipo di intervento medico-assistenziale, riferendosi per contro ai casi nei quali sia configurata una responsabilità medica”. Casi che, per comune sentire, vengono definiti come malasanità.

Per il Giurì, “Il ricorso ad una immagine sicuramente incisiva, scelta rischiosa in un contesto delicato quale è quello della richiesta collettiva di estrema attenzione nell’esercizio della pratica clinico-assistenziale, non sembra tale da superare la soglia di accettabilità”.

Non è stato inoltre ritenuto fuorviante per il pubblico l’utilizzo della frase “Taddia Grioup”  dal 1990 la sicurezza del risarcimento inserita nel messaggio trattandosi di uno slogan generalmente utilizzato dalla parte al fine di veicolare la propria affidabilità, non potendosi porre in relazione con la naturale aleatorietà dei casi di responsabilità medica. E’ ben noto, a parere del Giurì, che il risarcimento, come un pubblico mediamente avvertito è in grado di intendere, costituisce il risultato ultimo di una procedura volta all’accertamento della responsabilità.