Vizi Pubblicitari – No alla donna pesce

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Dalla donna oggetto alla donna pesce. E’ l’evoluzione della creatività pubblicitaria, sempre alla ricerca di trovate che catturino l’attenzione del consumatore e puntualmente bloccate dallo Iap.

E’ il caso della recente Ingiunzione di desistenza emessa nei confronti del messaggio pubblicitario “Il pesce fa festa in collaborazione con il Circolo Pescatori”, giudicato manifestamente contrario agli artt. 1 – Lealtà della comunicazione commerciale – e 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

24-18 circolo dei pescatori Igea

Il messaggio pubblicizzava un’iniziativa gastronomica organizzata in collaborazione con il Circolo dei Pescatori di Igea Marina, servendosi però in modo provocante e malizioso dell’immagine di tre donne di spalle in maglietta e perizoma rivolte verso il mare solcato in quell’istante da un motoscafo, mentre l’headline recitava “Il pesce fa festa. Solo pescato del giorno no pesce d’importazione.”

Secondo il  Comitato tale comunicazione   rappresentava in modo  svilente la donna, utilizzata alla stregua di un mero oggetto del desiderio e esposta al pari dei servizi pubblicizzati, in contrasto con l’art. 10 del Codice.

L’ingiustificato sfruttamento del corpo femminile e della sua sensualità nell’ambito di una comunicazione commerciale provocava inoltre un generale discredito che si riflette sulla stessa comunicazione commerciale, intesa come istituzione, ponendo così il messaggio in contrasto anche con l’art. 1 del Codice.

Viene da chiedersi tuttavia come si possa porre freno a questo continuo ricorso a messaggi che offendono la dignità della donna. Forse la sola ammenda morale del blocco della campagna non è più un deterrente efficace?