Vizi Pubblicitari – No al razzismo navigante

558

Una boutade pubblicitaria o un grave errore con ripercussioni sulla reputazione?

di Federico Unnia

Non si capisce bene quale fosse il senso: o meglio, l’hanno capito fin troppo bene allo Iap se il Presidente del Comitato di controllo ha deciso di ingiungere al Gruppo Moby (gli armatori che gestiscono i collegamenti con le isole toscane) di bloccare e non diffondere più in futuro il messaggio che recitava Per avere i migliori comandanti basta fare come noi. Prendere gli italiani!”. Un’affermazione in perfetto stile elettorale….

23-18 MOBY[1]

Secondo il Comitato, infatti, il messaggio si poneva in contrasto con gli articoli  10 –Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona  – Lealtà della comunicazione commerciale – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Ma cosa aveva di tanto sconveniente l’annuncio? Semplice,  mostrava il comandante di una nave nella cabina di comando, mentre l’headline spiega “per avere i migliori comandanti basta fare come noi. Prendere gli italiani!” e il testo continua su questa linea: “…scegli solo chi naviga italiano… riconoscere il valore e la professionalità dei nostri connazionali…”.

Secondo il Comitato,  il messaggio era  palesemente discriminatorio, non avendo fondamento una scriminante di supposta natura professionale o tecnica sulla mera base dell’origine nazionale, in palese contrasto con la norma del Codice suddetta.

Sotto un ulteriore profilo, è stata riscontrata  la violazione anche dell’art. 1 del Codice, “La pubblicità deve essere onesta, veritiera e corretta. Essa deve evitare tutto ciò che possa screditarla”, una norma di principio, di cornice, che abbraccia e caratterizza nell’insieme il corretto agire pubblicitario.

“Dal momento che il contenuto del messaggio, teso a colpire l’emotività dello spettatore e a sfruttarne la sensibilità nei confronti di un tema che coinvolge i valori dell’intera comunità dei cittadini, è un esempio di una forma comunicazionale che danneggia il credito dell’istituzione pubblicitaria nel suo complesso considerata”.

Parole dure, non c’è che dire.

Viene  da chiedersi come sia stato possibile che un operatore di tali dimensioni, sia cascato in un simile errore. Errore, si badi bene, non tanto per le conseguenze (oltre alla strigliata e all’impossibilità di riproporre il medesimo testo su altri mezzi non c’è altro dal momento che lo Iap non infligge sanzioni pecuniarie, quelle si tenute dalle imprese…) ma per la reputazione. Sui social, ci si potrebbe chiedere, quale sarà l’eco del caso?