Ode all’ignoranza

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di Maurizio BadianiDirettore Creativo Esecutivo di Expansion Group

Maurizio Badiani
Maurizio Badiani

Se è vero che discendiamo dall’Homo Sapiens, siamo discesi davvero in basso.

Prima del telegiornale della sera mi imbatto spesso e, devo dire, volentieri, ne “L’Eredità”, trasmissione condotta da Fabrizio Frizzi su Rai 1. Si tratta, per i pochi che non lo sapessero, di trovare una parola che si raccordi logicamente con altre cinque che vengono date.

Il percorso che porta a designare chi, tra i concorrenti, avrà il privilegio di tentare la prova finale è disseminato da varie sfide basate, in gran parte, su giochi linguistici. Uno di questi prevede una serie di domande le cui risposte vengono agevolate dal comparire sullo schermo, in ordine sparso, delle lettere che, a poco a poco, vanno a comporre la risposta. A sfidarsi, di volta in volta, una coppia di concorrenti: vince chi riesce a rispondere alle domande senza sfondare il tetto del tempo limite concesso (60”). A tentare la sorte dovrebbero accorrere, immagino, enigmisti esperti dotati di cultura vasta e profonda e, possibilmente, riflessi felini.

Dovrebbero. In realtà sullo schermo, ad impegnarsi nel gioco, si avvicendano personaggi di un’umanità varia. E, spesso, rincresce dirlo, di un’ignoranza disarmante.

Domanda: L’altro modo di chiamare i napoletani. Sullo schermo, a poco a poco, si compone la parola P  RTENOPEI. Il concorrente si arrovella facendo ruotare a caso tutte le vocali concesse dalla fonetica finché, buon’ultima, non viene fuori la A. Mai sentito dire Partenopei? Evidentemente no.

Altra domanda: La mole che svetta nel cielo di Torino. Il concorrente (nel caso specifico il “campione” in carica!) ha lo sguardo perso nel vuoto.

Nel frattempo sul monitor si compone la parola: A TONELLIANA. Ed ecco la corsa ad azzeccare la consonante mancante : ASTONELLIANA; ARTONELLIANA; ALTONELLIANA e giù sempre più giù fino a che, illuminandosi, il concorrente non esplode in un liberatorio ANTONE’LLIANA! Sbagliando l’unica cosa che a questo punto poteva sbagliare: l’accento.

Così, di strafalcione in strafalcione, si arriva alla prova finale: una serie di parole tra le quali sbuca fuori, come un fungo tra l’erba, un curioso “SICCOME”.

Il concorrente, scaduto il tempo concessogli, consegna la sua risposta scritta su un cartoncino.

Naturalmente è sbagliata.

A questo punto della trasmissione il presentatore è aduso a trasformarsi in una specie di demiurgo buono che, con fare da fratello maggiore, cerca di aiutare lo sfortunato di turno a trovare la parola giusta. E arrivato al fatidico SICCOME, stillando parola dopo parola, prova a far affiorare nella mente del concorrente qualche frammento di un vago apprendimento passato: “Ei fu.”

scandisce con aria lenta e solenne e con la voce impostata alla Gasmann. L’occhio del concorrente è assolutamente vitreo.

“…siccome….im..m…obile… dato il mortal …. sos…piro…”. Il candidato ha l‘espressione di Frankenstein molto prima di ricevere la scossa. “stette la spoglia immemore …orba di tanto spiro… .

Ma… Il 5 Maggio! Manzoni! Non ricorda? La morte di Napoleone!!!” Il concorrente scuote leggermente la testa con aria sorpresa come per dire: “No, io non c’entro. E poi quando è morto io non c’ero!”.

Non ridete: c’è da piangere!