Vizi Pubblicitari- “Il canone si deve, il canone si vede”

di Federico Unnia

Federico Unnia
Federico Unnia

Con la fine dell’anno arriva gennaio e con il primo mese dell’anno la fastidiosa tassa su servizio pubblico televisivo. Un furto, per mantenere un baraccone di personaggi, e amici di politici  dalla scarsa professionalità che ci tocca sorbirci.

Tanto vale che con i soldi dei contribuenti si debba anche pagare una pubblicità che ha il nefasto compito di indorare la pillola. Un’agenzia seria si dovrebbe rifiutare eticamente di farla.
Comunque come sempre accade la pubblicità parte e le associazioni dei consumatori cercano almeno di fare giustizia attaccandola per ingannevolezza.
Cornuti si, maziati possibilmente no.
Ci prova ora Aduc, sostenendo che la tv di Stato, per ricordare agli italiani che possiedono un apparecchio tv il pagamento dell’imposta di possesso per finanziare il servizio pubblico televisivo -dovuta anche se non si guarda mai la Rai- ha messo in onda sui propri canali uno spot pubblicitario. “Il canone si deve, il canone si vede”, questo  lo slogan dello spot che, se gia’ non si sa che che cosa sia il cosiddetto canone/abbonamento, non aiuta per niente a comunicare quello che vorrebbe (il pagamento di un’imposta, per l’appunto). Non solo, ma siccome allo slogan basato sulla parola “canone”, passano poi in rassegna i loghi di tutta l’offerta del servizio pubblico, il messaggio che viene percepito da chi non e’ gia’ informato in merito, e’ che si tratti del pagamento di un canone per la visione dei vari canali Rai.
Per questo motivo – ricorda l’associazione consumerista, abbiamo deciso di chiedere l’intervento dell’Autorita’ Garante della Concorrenza e del Mercato, perche’ verifichi se non ci siano gli estremi di una pubblicita’ ingannevole.