Ryanair a scuola d’italiano

di Federico Unnia

I problemi per Ryanair, aggressiva compagnia low cost, non sono solo tra le nuvole (come dimostra il recente atterraggio d’emergenza per motore in fumo a Ciampino) ma anche nelle aule…scolastiche. E sì perché il Tar del Lazio, nel rigettare su tutta la linea (tranne che l’ammontare della multa, ridotta da 54.100 euro a soli 35.000) il ricorso contro un provvedimento dell’Antitrust del 2008 con il quale era stata condannata una campagna pubblicitaria per la solita offerta vantaggiosa di biglietti a soli 10 euro, ha tirato le orecchie alla compagnia irlandese, mettendo in chiaro che certe espressioni in italiano hanno un significato diverso da come le si voglia intendere oltre manica. Così, l’espressione “a partire da…” se in sé e corretta, presupponendo che ad un prezzo base potranno assommarsene altri in considerazione di fattori su cui il consumatore ha la facoltà di scegliere, nel caso specifico del traporto aereo non vale. Infatti, l’operatore pubblicitario ricorre ad una scomposizione in tariffa base e supplementi che debbono essere sommati alla prima.  Ciò facendo deve essere garantita ai potenziali destinatari del messaggio la possibilità di percepire in maniera precisa e sufficientemente immediata quale sia l’ammontare reale del prezzo finale da pagarsi, per cui occorre che l’esborso complessivo scaturisca con sufficiente chiarezza da un’addizione di componenti fronte in modo pienamente contestuale e con pari grado di enfasi espressiva. Informazioni a dati sui costi aggiuntivi, nello specifico del messaggio Ryanair contestato, venivano fornite solo ad avanzata fase di procedura d’acquisto e, guarda caso, riguardavano appunto l’utilizzo di strumenti di pagamento (carta di credito) utilizzati dalla maggioranza dei consumatori. Inoltre, puntare, come fatto da Ryanair sulla distinzione costi obbligatorio (ci cui c’è informazione) e costo opzionale (che si scopre cammin facendo) – come avveniva nel caso di acquisto con una carta dio credito diversa da Visa Electronics –non è corretta, dal momento che – comunque sia, il costo dell’acquisto con una carta di credito c’è e di questo il consumatore va informato subito, prima che si butti nell’acquisto.  In Italiano, costo opzionale postula che il consumatore abbia l’opportunità di scegliere tra varie opzioni, almeno una delle quali non comporti un supplemento di prezzo, e che quindi il consumatore abbia la facoltà di scegliere l’opzione che non determina l’applicazione del costo aggiuntivo. In altri termini, e sempre in Italiano, il concetto di costo aggiuntivo sottintende la presenza di uno spazio libero di volontà nell’esercizio del quale il consumator può, senza alcun condizionamento, optare per l’utilizzo di un determinato strumento di pagamento, evitando in tal modo l’applicazione di una commissione, ovvero di un altro strumento di pagamento, accettando così l’applicazione di una commissione. Stante così il sistema Ryanair, il consumatore che non possedeva una carta di credito Visa Electronics non aveva alcuna possibilità di scelta di una modalità di pagamento diversa  tale da evitare l’applicazione della commissione (di cui per altro si conoscenza l’ammontare, ma ne era taciuta l’entità). Insomma, per il futuro, pianificando e pensando ad una nuova campagna pubblicitaria, sarebbe consigliato di tener aperto sulla scrivania non solo il codice del consumo e di autodisciplina pubblicitaria per una  corretta pubblicità (suggerimento facoltativo), ma anche il vocabolario della lingua italiana (suggerimento necessario).