Ciao Raimondo

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di Andrea Polo

Quando l’ho saputo sono stato triste, come accade nei momenti in cui viene meno una certezza. Nel mio caso la certezza a cui faccio riferimento è quella di un sorriso onesto, mai stimolato da una volgarità, sempre da intelligenza e da grande mestiere. Chi era in grado di suscitare questo sentimento era un grande signore della televisione che da ieri, purtroppo non c’è più. Raimondo Vianello è stato un pezzo dello spettacolo italiano per molti decenni. Tutti lo ricorderanno, e giustamente, per i fantastici siparietti con la moglie Sandra Mondaini che dopo aver visto le glorie e i fasti di tanti spettacoli di varietà in bianco e nero hanno dato vita a una delle sit come più longeve e gradevoli del piccolo schermo: Casa Vianello. Io però, di Raimondo Vianello, voglio ricordare 2 chicche che hanno insegnato a tanti come si può fare una televisione divertente e garbata e, a me, ad amare quella strana scatola luminosa che i miei genitori tenevano in salotto. La prima è un quiz divertentissimo dal nome strano; si chiamava Zig Zag. Andava in onda a metà degli anni ottanta e tre concorrenti si sfidavano con la formula classica dei telequiz di quegli anni.  Chi vince diventa campione e torna anche la prossima settimana (su Youtube, a questo link: http://www.youtube.com/watch?v=YlZsYOpKhfU , potrete rinfrescare la memoria, se vi va). A differenza di come accadeva in altri quiz contemporanei (da quelli più ingessati di Mike Bongiorno al Doppio Slalom di Corrado Tedeschi, ad esempio), Vianello divertiva e si divertiva con i suoi concorrenti. Li prendeva in giro e, lui per primo, non si prendeva mai troppo sul serio. Erano suoi compagni di avventura in quella trasmissione anche Enzo Liberti e Simona Mariani che poi, i maligni dicono per gelosia della Mondaini, sparì dalla TV italiana. Alcuni giochi riprendevano lo stile dei lunapark (3 palle un soldo, ma con le sagome dei protagonisti della trasmissione) altri erano prove fisiche (si correva e si doveva arrivare primi alla campanella come nel Musichiere), altri ancora mettevano in scena giochi adatti alla Settimana Enigmistica. Tutto quanto, ancora una volta, non mi stancherò mai di ripeterlo, con grazia, leggerezza, divertimento e intelligenza. Dopo qualche anno, purtroppo, la trasmissione fu chiusa, ma sul web si trovano ancora le testimonianze di affetto per Vianello di chi, in quegli anni, fu spettatore in studio. Per tutti, dicono, nelle pause di registrazione Vianello aveva un sorriso e una parola.  E questa grazia si percepiva anche dall’altra parte dello schermo. La seconda chicca, invece, riguarda un mostro sacro dello spettacolo italiano: il Festival di Sanremo.  Nel 1998 la conduzione fu affidata, fra lo stupore e lo scetticismo di molti proprio a Raimondo Vianello. Erano gli anni delle vallette illustri e ad affiancare Vianello furono Veronica Pivetti ed Eva Erzigova. Vianello riuscì, sera dopo sera ad affezionare il suo pubblico e per una volta l’attenzione dei critici si posò, benevola, sul terzetto di conduzione. Veronica Pivetti accettò il ruolo suggeritole da Vianello della bruttoccia goffa che si affianca alla bellissima e, da allora, la porta della televisione italiana per lei fu spalancata. Grazie a quel grande padrino di battesimo che la affiancò sul palco più ambito e più temuto del nostro Paese. Di Raimondo Vianello si potrebbe dire ancora tanto e si potrebbero citare moltissimi spettacoli. Ma forse oggi è meglio non dire nulla e sorridere sereni, come ci ha insegnato lui.