L’età dell’innocenza…o no?

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di Andrea Polo

Trovo quanto meno agghiacciante vedere una bambina di cinque anni, abbigliata con vestiti leziosetti per farla sembrare ancora più piccola, che canta senza capire nemmeno quello che dice una canzone come Besame Mucho. E mi viene il voltastomaco ad assistere all’orrido spettacolino di un’altra bimba dell’apparente età di una decina d’anni che, anche lei vestita con nastri e fiocchetti, canta La Bambola come fece diversi anni addietro Patty Pravo. Solo che questa bimba, con le bambole dovrebbe ancora giocare.Non mi sento meno sereno nel vedere un ragazzino appena arrivato a tredici anni che, lui invece vestito come se fosse un adulto, canta versi come: “tu, tu che sei diverso, almeno tu nell’universo! non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero e che mi amerai davvero di più, di più, di più.” Mi sento turbato come padre, come spettatore, come persona. Non accusatemi di perbenismo, non ho nulla contro lo Zecchino d’oro, dove i bambini cantano canzoni da bambini. E nemmeno contro XFactor, o Amici o altri programmi dove persone adulte (o quantomeno uscite dalla prima pubertà) cantano canzoni da grandi. Quello che non tollero è la commistione fra le due cose. Eppure, ahinoi, pare che questo genere televisivamente renda. Certo, a smorzarne l’effetto di circo con i bambini in mostra sono state scelte, sia per il programma originale RAI, Ti lascio una canzone, sia per il suo clone Mediaset Io Canto due figure rassicuranti e genitoriali come Antonella Clerici (che poi dichiara serenamente al Corriere della Sera che non permetterebbe mai che sua figlia partecipasse a un programma del genere) e Gerry Scotti. Nonostante questo, però, l’effetto complessivo è grottesco e non si limita ai soli programmi che abbiamo citato, ma visto che i bambini canterini fanno audience, viene replicato in altri numerosi contenitori pomeridiani su tutte le reti. A rendere ancora più allucinante il tutto sono le varie figure di personaggi famosi che si alternano nelle giurie e, immancabilmente, salutano i loro pargoli lasciati a casa a guardare tranquilli questo spettacolino. Loro si, ben riparati dall’occhio inclemente della telecamera. E’ molto facile intuire dietro a questi bambini esposti in televisione dei genitori che, magari non avendola avuta per sé, cercano per i loro figli quella celebrità televisiva, o almeno quel passaggio TV senza cui, ormai, ciascuno di noi è nulla. O almeno così vorrebbero farci credere. Ciò a cui forse non pensano è che se a loro resterà sempre una registrazione da mostrare orgogliosi ad amici e parenti (i vecchi filmini Super 8 fatti in casa da un papà che, magari giustamente emozionato, faceva tremare la cinepresa mentre riprendeva il suo bimbo che davanti alla famiglia intonava una canzoncina, sono troppo demodé) alla stragrande maggioranza di quei bambini resterà solo un rimpianto, un senso di non avercela fatta (uno solo vince e ancora meno, forse vanno avanti). Rivedendo questi programmi, che peraltro riscuotono il loro maggior successo fra le persone di età adulta e che, in quanto tali, dovrebbero essere più sagge, mi è venuta in mente una dichiarazione polemica fatta anni fa da Linus durante un Festival di Sanremo. La voce storica e leader di Radio Deejay era stato chiamato a far parte della giuria che votava, in maniera palese, i cantanti della sezione Nuove Proposte di quell’anno. Sul palco si esibì una bambina che non aveva ancora compiuto 10 anni. La bambina cantò senza dubbio bene, e altrettanto senza dubbio una canzone molto più grande di lei. Linus fu perentorio e diede all’esibizione – e non alla bambina/cantante – il minimo dei voti giustificando il tutto in modo semplice e corretto: “i bambini di questa età”, disse, “non devono stare su un palco. Men che meno su un palco come quello di Sanremo”.  I tempi delle trasmissioni di cui stiamo parlando erano ancora lontani e Linus da alcuni fu capito e condiviso, da altri preso semplicemente come un polemista e uno snob. Una nota che forse pochi sanno. Linus è un papà. E anche una persona saggia, che conosce bene i meccanismi dello spettacolo che possono portare velocemente alle stelle, ma anche stritolare. E quando stritolano fanno molto molto male. Specialmente ai bambini.