SI AL VANTO MADE IN ITALY DI NERO GIARDINI

Di Federico Unnia

Un’affermazione assoluta come Made in Italy è pubblicitariamente corretta anche se nel corso degli anni alcune fasi della lavorazione di scarpe (in particolare delle tomaie) sono state realizzate seppure in quantitativi sempre minori all’estero. Ne consegue che, in questo contesto, la rivendicazione di italianità del prodotto non è idonea ad indurre in errore ed ingannare il consumatore, in quanto il prodotto stesso è in misura sostanziale realizzato in Italia da maestranze artigianali in grado di offrire una garanzia di qualità. Sono queste le motivazioni di una recente delibera assunta dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato con la quale è stata rigettata la domanda di violazione delle norme in materia di pratiche commerciali scorrette poste in essere dalla società BAG, impresa leader nel settore calzaturiero e distributrice del noto marchio nero Giardini. In discussione erano finiti alcuni messaggi stampa nei quali si rivendicava il proprio prodotto come “vero made in Italy…solo chi produce in Italia può esibire il vero made in Italy sulla suola”. Frasi di cui l’Antitrust ha dovuto verificare la liceità e correttezza dal momento che una produzione, seppure sempre minore, di accessori per le scarpe era prodotto in Serbia ed in altri paesi. Se tale fatto fosse stato ritenuto rilevante, ciò avrebbe condotto ad una sanzione della comunicazione commerciale per ingannevolezza. Non avendo competenza l’Antitrust sull’applicazione della normativa di settore, l’esame si è limitato alla correttezza dei messaggi pubblicitari. Per l’Agcm, infatti, la produzione della BAG è fondamentalmente svolta in Italia ad eccezione di alcune fasi della lavorazione delle tomaie, sebbene cucitura e orlatura di pellami siano mandati dall’Italia. Inoltre, dati alla mano, le calzature per le quali vi sono fasi di lavorazioni svolte all’estero sono progressivamente diminuite, rappresentando di fatto oggi meno del 10% di tutte le calzature a marchio Nero Giardini. Da qui il giudizio di liceità del messaggi stampa così come delle affermazioni diffuse attraverso il sito www.nerogiardini.it, nella sezione dedicata alla Missione made in Italy. Affermare la scelta produttiva incentrata sull’Italia e sulla manodopera specializzata, pur in presenza di piccole e secondarie lavorazioni fatte all’estero, non inficia il vanto pubblicitario di italianità. Da qui l’assoluzione della comunicazione.