Sink or Swim, legge non scritta del giornalismo

di Oscar Bartoli

Tutto questo accanimento contro Rupert Murdoch puzza da lontano di farisaico. Che i tabloid fossero giornali dedicati al pettegolezzo e’ cosa risaputa da tempo. Che si sia scoperto nel caso dei giornali inglesi del magnate australiano-americano che pur di fare una storia si seguivano procedure non ortodosse, corrompendo poliziotti, invadendo la privacy di migliaia di famiglie alcune delle quali colpite da eventi drammatici, bene: anche questo era noto negli ambienti giornalistici di tutto il mondo. Perche’ questa e’ la prassi che vige in certe redazioni da sempre. Al punto che sono entrate nella storia le definizioni su cui si incardina il rapporto tra nuovo assunto e il suo boss: “Sink or Swim,” e “If it bleeds it leads”. Le anime belle che oggi discettano sul demonio Murdoch, tralasciano di ricordare che anche nelle news rooms delle corazzate della stampa mondiale la competizione con le altre testate ed all’interno della stessa azienda porta spesso a comportamenti che potrebbero essere oggetto di riprovazione etica. Ma il giornale deve conquistare o mantenere spazi perche’ si tratta di un’industria che vende storie molte delle quali sono dopate per titillare le peggiori tendenze del pubblico che deve acquistare copie e tenere alta la pubblicita’.Esiste una infinita casistica letteraria e cinematografica sulle scorciatoie, gli espedienti, le finzioni del giornalista che, pur di avere una notizia, ricorre a qualsiasi mezzo. Meravigliarsi oggi che il giornalismo estremista da supermarket sconfini nel reato pur di raggiungere lo scoop e’ negare la realta’ dei fatti. Il nostro, sia ben chiaro non e’ un atteggiamento assolutorio, ma la semplice constatazione di uno stato di fatto conosciuto da tutti. Lettori compresi che acquistano ad esempio i tabloid sapendo che si tratta di informazioni artefatte, pompate, spesso non vere perche’ prefabbricate. Ma qualche volta il peggiodelpeggiodellastampa riesce a mettere a segno dei successi su personaggi che gli altri aristocratici quotidiani o periodici si guarderebbero bene dall’affrontare. E’ il caso, lo ricordiamo, del National Enquirer che scopri’ il senatore John Edwards in un albergo di Santa Monica con la sua amante. Il famoso politico, noto per il suo ciuffo da 500 dollari al taglio e per essere uno dei piu’ accesi difensori delle virtu’ maritali, cerco’ di attribuire la paternita’ della figlia nata dal rapporto con l’amante ad uno dei suoi piu’ stretti collaboratori che ha accettato su compenso per poi denunciarlo. E si aggiunga che la moglie, grande supporter politico del marito e ammalata terminale di cancro, e’ deceduta dopo qualche mese. John Edwards e’ scomparso, la sua vita politica e’ stata distrutta, ogni amico e conoscente gli ha voltato le spalle. Citiamo questo caso tra i vari scoop della stampa scandalistica e dozzinale. E quanto alle testate che si ammantano di gloria puritana sono numerosi gli scandali che le coinvolgono a causa di giornalisti che si inventano le notizie e magari ci vincono qualche premio Pulitzer. Basta andare su Internet per avere l’elenco ompleto da 150 anni a questa parte.

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