Editoria, anno zero: giù vendite e pubblicità. Si salva solo il web

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Il quadro a fosche tinte tratteggiato dallo studio della Fieg ‘La Stampa in Italia 2010-2012’. Perdete ogni speranza, voi che lo leggete: il 2012 è stato il peggiore degli ultimi 20 anni

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Non c’è scampo: perdete ogni speranza voi che vi apprestate a leggerlo: congiuntura economica negativa, evoluzione tecnologica e limiti strutturali sono i fattori che, secondo lo studio della Federazione degli Editori (Fieg) ‘La Stampa in Italia 2010-2012’, contribuiscono alla pesante crisi che attraversa l’editoria quotidiana e periodica.

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Giulio Anselmi

Il 2012 e’ il quinto anno consecutivo che si chiude con dati negativi. Cala tutto: ricavi, pubblicita’, copie vendute e per la prima volta anche i lettori. Solo da Internet arriva qualche segnale positivo, ma è assolutamente insufficiente a colmare i dati negativi dei comparti tradizionali.

I risultati dei bilanci delle imprese editrici di quotidiani, che gia’ nel corso del 2011 erano stati caratterizzati da un andamento negativo, hanno subìto nel 2012 un ulteriore peggioramento. Il calo dei ricavi e’ del 9% per i quotidiani e del 9,5% per i periodici e si registra il dimezzamento dell’utile di esercizio dei quotidiani, da 92,8 a 42,3 milioni di euro.

Il 2012 e’ stato il peggiore anno degli ultimi venti: per la prima volta dal 2003 si e’ scesi al di sotto della soglia degli 8 miliardi di euro a prezzi correnti, con un calo del 14,3% rispetto al 2011. Soffre soprattutto la stampa: per i quotidiani -17,6%, per i periodici -18,4%. Calano anche gli investimenti sulla tv, ma in maniera meno pesante con una accentuazione dello storico squilibrio del mercato. Nel primo trimestre 2013 si aggrava la crisi del mercato pubblicitario in generale (-18,9%) e degli investimenti sulla stampa in particolare (periodici -22,3%, quotidiani -26,1%).

giornaliE’ dal 2001, poi – con l’unica eccezione del 2006 – che il numero delle copie vendute di quotidiani e’ in costante flessione. La flessione si e’ accentuata a partire dal 2008, parallelamente all’insorgere della crisi. Nel 2012, il calo delle vendite e’ stato del 6,6% (da 4,272 a 3,990 milioni di copie). In cinque anni, dal 2007, i quotidiani hanno perso oltre 1,150 milioni di copie (-22%). Nel 2012, i settimanali hanno perso il 6,4% delle copie (da 10,928 a 10,225 milioni), i mensili l’8,9% (da 10,448 a 9,515 milioni).

Ma ciò che fa più paura è che diminuiscono per la prima volta anche i lettori. L’ultima rilevazione Audipress indica in 21,005 milioni le persone che ogni giorno leggono un quotidiano, con un calo rispetto al 2012 del 14,8%.

Di conseguenza, l’occupazione giornalistica e quella poligrafica sono in forte flessione. I giornalisti nel 2011 e nel 2012 sono diminuiti nel complesso, rispettivamente, dell’1,4% e del 4,2%. Nel 2012, nei quotidiani sono diminuiti del 4,6% (da 6.393 a 6.101 unita’), nei periodici dell’1,4% (da 2.912 a 2.872 unita’), nelle agenzie di stampa del 9,6% (da 1.034 a 935 unita’). Nel 2011 e nel 2012, i poligrafici sono diminuiti, rispettivamente, del 5,6% e del 6,7%. Nel 2013 l’ulteriore contrazione del 2,2% ha portato il numero dei poligrafici occupati per la prima volta al di sotto della soglia delle 5mila unita’.

In questo quadro a fosche tinte, Internet e’ l’unico mezzo su cui cresce la pubblicita’ nel 2012 (+5,3%, da 631 a 664 milioni di euro). I ricavi da editoria online sono in costante crescita e nei gruppi di maggiori dimensioni la loro incidenza sul fatturato complessivo ha superato la soglia del 5,5%. Le prime rilevazioni della diffusione delle copie digitali di quotidiani e periodici mostrano una vendita di copie digitali gia’ significativa, di oltre 185mila copie al giorno.

Nel complesso, i limiti strutturali del settore rilevati dallo studio della Fieg sono i seguenti: un assetto del mercato pubblicitario fortemente sbilanciato in favore delle televisioni; l’insufficienza della tutela dei contenuti editoriali nella Rete nei confronti di utilizzatori che non si fanno carico degli oneri connessi alla produzione dell’informazione; le carenze e le inefficienze del sistema distributivo che generano elevati livelli di resa; la limitata praticabilita’ di alternative alla vendita in edicola per l’inefficienza del servizio postale e/o di altri canali distributivi; last but not least, la scarsa propensione all’acquisto dei giornali da parte del pubblico italiano, mai, però bisogna dire, adeguatamente stimolata da interventi di sostegno della domanda.