Save the Children lancia l’allarme: necessario educare all’uso dei nuovi media per combattere il cyber bullismo

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Otto minorenni, tra i 15 e i 17 anni, sono stati indagati nell’ambito dell’inchiesta sul suicidio della quattordicenne che lo scorso gennaio si tolse la vita lanciandosi dal balcone di casa. La svolta nell’inchiesta della Procura dei Minori di Torino arriva a quasi cinque mesi dal fatto. La ragazzina, secondo quanto emerso, sembra essere stata vittima sui social network di alcuni “bulli” che l’avrebbero indotta a compiere il gesto disperato.

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“Il provvedimento assunto oggi dalla Procura di Torino per l’istigazione al suicidio di Carolina si inserisce in un’indagine complessa e delicata  della quale è necessario attendere gli esiti, prima di esprimere ogni valutazione di merito, sperando che si faccia presto piena luce su questa tragedia. Senza entrare nel merito dell’indagine, tuttavia, il solo fatto che il cyber bullismo, in fase investigativa, sia considerato ancora una volta come possibile causa di un evento così grave come il suicidio di un’ adolescente dovrebbe spingerci a considerare con maggiore attenzione la gravità di questo fenomeno e rafforzare le misure di prevenzione”  ha dichiarato Raffaella Milano, direttore programma Italia Europa Save the Children.

Il cyber bullismo è un fenomeno che ancora oggi rischia di essere sottovalutato dal mondo degli adulti che non ne comprendono a pieno la pericolosità e la pervasività assoluta nella vita dei ragazzi. Al contrario degli adulti,  i ragazzi e le ragazze sono ben consapevoli della gravità del problema per la loro crescita e per la loro relazione con gli altri. Ben il 72% degli adolescenti  avverte il cyber bullismo come il fenomeno sociale più pericoloso del proprio tempo, anche rispetto ad altri rischi quali la dipendenza da droghe o le molestie dagli adulti.

Per tanti di loro, questo fenomeno arriva a compromettere il rendimento scolastico (38%), erode la volontà di aggregazione della vittima (65%), e nei peggiori dei casi può comportare serie conseguenze psicologiche come la depressione . Quattro minori su 10 dichiarano di essere stati testimoni di atti di bullismo on line nei confronti dei coetanei, percepiti “diversi” per aspetto fisico (67%), orientamento sessuale (56%) o perché stranieri (43%).

“E’ fondamentale una risposta sistematica al dilagare di questo fenomeno, una risposta che non può che venire sul fronte educativo. Vi sono molte esperienze significative nelle scuole per contrastare questa piaga, ma è necessario diffonderle  e rendere permanente l’impegno su questo fronte, coinvolgendo i ragazzi stessi nella sensibilizzazione nei confronti dei loro coetanei e facendo entrare a pieno titolo, nel ciclo scolastico, l’educazione all’uso consapevole e positivo dei nuovi media.”