Se allo stadio si va per fare il tifo. Per uno sponsor

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Domenica allo Juventus Stadium è spuntata una coreografia pro Telecom. Tifosi (e Oliviero Beha) infuriati.

di Giovanni Santaniello

I tifosi sono infuriati. Sui forum on line, i bianconeri doc accusano che domenica scorsa, allo Juventus Stadium, hanno assistito alla svendita dei loro sentimenti. L’idea di mettere su all’entrata in campo di Juve e Milan una coreografia sponsorizzata Telecom non sembra aver sortito l’effetto voluto dalla compagnia di telecomunicazione. Come dire: almeno allo stadio, il cittadino-tifoso vorrebbe sentirsi libero di sventolare la bandiera che preferisce. Di tifare per la squadra del cuore. Non per uno sponsor.

E invece. Assoluto inedito in Italia, agli spettatori che hanno preso posto in tribuna est, quella dei vip del modernissimo impianto torinese, è stata data una bandierina su cui c’era scritto: “Agitandola parteciperai ad una coreografia organizzata da Tim. Le riprese potranno essere pubblicate sui social network di Telecom Italia”. Il tutto, mentre lungo tutta la stessa tribuna campeggiava uno striscione su cui si leggeva: “Sei anche tu parte dell’arcobaleno”.
Lo spettatore, quindi, è diventato subito testimonial, dato che nel disegno che andavano a comporre le bandierine sventolanti subito è spuntato l’arcobaleno-simbolo della campagna Tim tra i colori bianco e nero della squadra di casa.
“Che dire? Che tutto il Paese è su un piano inclinato e, con esso, il calcio, e il rapporto che ha il nostro sport nazionale per eccellenza con il denaro”, attacca Oliviero Beha, il giornalista che più di tutti si batte per moralizzare il calcio (tra l’altro anche con il suo blog www.olivierobeha.it) e che ora ha appena dato alle stampe “Il culo e lo Stivale” (edizioni Chiarelettere).

oliviero beha
Oliviero Beha

Sarà per rimanere in tema, ma Beha si scatena così: “Io, a questo punto, ho una domanda che mi tormenta: ma come mai non hanno pensato a sponsorizzare i tifosi vip, i calciatori, l’allenatore, mentre sono al gabinetto? Non è uno spreco? Propongo questo grido di battaglia: forza con le chiappe! Del resto, l’Italia non è un Paese che ci prende per i fondelli? Il problema, però, è duplice – riflette il “zorro” dell’informazione italiana – Perché se è vero che c’è qualcuno che sponsorizza tutto, è anche vero che sarebbe opportuno che il tifoso fosse meno bue. E che non si facesse prendere in giro”.

E così: se in Spagna solo a marzo il Barcellona ha accettato di avere un marchio commerciale sulla camiseta di Messi & co. (che non fosse la scritta ‘Unicef’), in Italia già ci siamo inventati, nell’ordine, gli spettatori finti (Trieste, 2010), l’effetto sonoro azzerato in tv quando si intonano toni poco piacevoli contro la dirigenza (a Milano, sponda milanista, indovinate perché, soprattutto in campagna elettorale) e ora il tifo per lo sponsor anziché per la squadra. E poi diciamo che non siamo curvaioli…