Dieci uomini per dieci saggi. L’immagine delle donne a pezzi?

L’opinione di Annamaria Testa, Daniela Brancati, Vicky Iovinella e Biagio Vanacore.
Con un sogno rosa che si fa strada: Emma Bonino al Quirinale

di Giovanni Santaniello

Dieci saggi chiamati dal Presidente della Repubblica per salvare il Paese. Tutti accomunati da un segno particolare: l’essere di sesso maschile. Nella società della comunicazione e dell’immagine, che ripercussioni può avere questa scelta? Spotandweb.it l’ha chiesto a quattro professionisti del campo: la docente della Bocconi di Milano esperta di comunicazione e creatività nonchè titolare della società ‘Progetti Nuovi’ e curatrice del blog nuovoeutile.it, Annamaria Testa; Daniela Brancati, la giornalista che ha segnato il record di arrivare prima di tutte le sue colleghe alla direzione di una testata nazionale (il Tg3, nel 1994); Vicky Iovinella, premio Pirella 2012 come miglior copy under 30  e Biagio Vanacore, presidente dell’Associazione italiana Pubblicitari (Tp).

Annamaria Testa
Annamaria Testa

Testa: “Un peccato fare a meno delle donne, ma è l’ora di andare al sodo (con la Bonino al Colle)”

“E’ difficile pensare che non ci sia una donna che sarebbe stata in grado per autorevolezza e professionalità di entrare nella squadra dei cosiddetti ‘saggi’. Condivido il punto di vista di Chiara Saraceno: il dato che tra i dieci incaricati da Napolitano non ci sia nemmeno una donna non è affatto secondario e, come donna, non può non dispiacermi.

D’altra parte, vedere l‘Italia occupare l’80esimo posto nel World Gender Gap Report del World Economic Forum, la classifica internazionale della parità di genere, è decisamente sconfortante. Questo, sebbene oggi il 60% dei laureati sia donna. Ma quante donne rettori di università ci sono? E quante nei media? E come vengono raccontate? Su questo fronte, l’Italia è decisamente arretrata. Nello stesso tempo, però, credo che in questo momento storico sia vitale concentrarci nel dare una nuova prospettiva al Paese, nel tentativo di uscire tutti insieme dal pantano. Mettersi al lavoro, vale a dire, affinchè tutti noi, come collettività, possiamo fare un passo avanti recuperando stabilità e prospettive di sviluppo. Sapendo che le donne, di questo sviluppo, non possono non essere protagoniste, al di là della gaffe dei saggi. E questo è il bello dell’approccio femminile che bada al sodo. Quanto a noi, come professionisti della comunicazione, facciamo la nostra parte con il Manifesto deontologico Adci e promuovendo una pubblicità non inquinante sotto l’aspetto cognitivo. Fatto sta che, più in generale, ora, un bel passo sarebbe quello di eleggere una donna nuovo Presidente della Repubblica. Un nome? Emma Bonino”.

Daniela Brancati
Daniela Brancati

Brancati: “Stupita da Napolitano. Ma, vi prego, fermiamo i caroselli altrimenti anche la Merkel diventa simpatica”

“Ci risiamo, quando si deve fare qualcosa di importante, si chiamano gli uomini nella cabina di comando. Dico la verità: il presidente Napolitano mi ha stupita in negativo questa volta. Ha sempre tenuto conto dell’importanza della parità di genere. E non credo che non sappia che la saggezza sia una dote trasversale ai sessi. Quella del Presidente, evidentemente, è stata una decisione frutto di una intemperia culturale a cui finora era sfuggito. Vuol dire che bisogna continuare ad impegnarsi, anche sotto l’aspetto della comunicazione. Del resto, è cronaca della scorsa settimana l’affissione a Napoli di un manifesto che rimandava a un femminicidio. E’ stato buffo ma sintomatico dello stato delle cose sentire la giustificazione dell’azienda che lo aveva commissionato, secondo la quale era ingiusto criticarla perché contemporaneamente c’erano anche i manifesti che alludevano ad un omicidio di una donna con vittima un uomo. Beh, una parità di genere al ribasso a chi interessa? A nessuno, evidentemente. Più in generale, se pensiamo che anche nel campo pubblicitario, a causa della crisi economica ma non solo, si rispolvera il vecchio cabaret all’italiana con le classiche battutacce e le allusioni di sempre per strappare un po’ di attenzione e, contemporaneamente, si fa abbondantemente a meno della simbologia che garantirebbe la diffusione immediata del messaggio quasi senza parole, ci si rende conto della situazione in cui stiamo: circondati dalla banalità. Per dirne un’altra sulla comunicazione: stamani ho acceso la radio ed era tutto un proliferare di battute sul costume da bagno sfoggiato dalla Merkel in vacanza ad Ischia. Quasi quasi me l’hanno resa simpatica…”

Vicky Iovinella
Vicky Iovinella

Iovinella: “Ve lo dico in un tweet: #10saggiinpadella Non solo in cucina, Costituzione con il nastro rosa”

“E pensare che l’8 marzo scorso Napolitano aveva indicato come una priorità nonché un indicatore del grado di civiltà del Paese la parità di genere! Ha dimenticato le sue stesse parole? Il messaggio che trasmette la sua scelta è che quando il gioco si fa duro, le donne devono lasciare spazio agli uomini. Non c’è competenza che tenga. Questo, nonostante gli esempi di Emma Marcegaglia a capo della Confindustria, di Susanna Camusso alla Cgil, di Monica Mondardini a.d. del gruppo Espresso, di Laura Boldrini presidente della Camera dei Deputati. Napolitano ha perso un’occasione per concretizzare il volere unanime che gli elettori hanno espresso alle ultime elezioni: quello per il cambiamento. Perché non ha dato anche lui un segno in questa direzione tanto agognata? Ecco, se dovessi scrivere un tweet sulla vicenda, sfrutterei i 140 caratteri con queste parole: “#10saggiinpadella Non solo in cucina, Costituzione con il nastro rosa”. E ora sa cosa sogno? Emma Bonino Presidente della Repubblica. Ma non solo perché è donna: perché è una persona capace”.

Biagio Vanacore
Biagio Vanacore

Vanacore: “Una caduta di stile. Ma per aiutare le donne ciò che dirò alla Boldrini è che dobbiamo affrontare i problemi alla radice”

“Quella di Napolitano sui saggi è stata una caduta di stile che non mi aspettavo. Finora, era stato sempre attento alla problematica di una giusta rappresentanza di genere. E di bei nomi femminili, anche questa volta, ne aveva a disposizione. Ma, evidentemente, il Paese, sotto quest’aspetto culturale, è ancora nel mezzo della traversata. Non è il caso di esasperare i toni della polemica sul singolo episodio. Ma alla presidente della Camera Laura Boldrini, quando la incontrerò nelle vesti di presidente dell’Associazione italiana Pubblicitari TP, sottolineerò la necessità di affrontare il problema alla radice. Per intenderci, ha poco senso agire contro il manifesto che pubblicizza uno strofinaccio sul luogo di un femminicidio: si rischia solo di dare ulteriore visibilità a chi l’ha voluto e se ne avvantaggia. Bisogna che quel manifesto non possa essere né concepito, né affisso per le strade e piazze d’Italia. Questa, non solo simbolicamente, mi sembra la sfida che abbiamo tutti davanti”.