Gubitosi, 1 anno da direttore generale della Rai: “Tagliati gli sprechi e ora la pubblicità è in ripresa”

Intervista del numero uno di Viale Mazzini al Sole24Ore: “Il sogno? Crozza”

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Ad un anno dal suo insediamento alla direzione generale della Rai, Luigi Gubitosi sottolinea in una intervista al Sole 24 Ore che l’azienda ha chiuso il primo trimestre in utile e che, se non ci fossero stati gli oneri di ristrutturazione, anche l’intero semestre sarebbe già stato in attivo. “Stiamo viaggiando al di sopra del budget – afferma – e settembre è iniziato bene anche sul versante pubblicitario. Riscontriamo segnali di ripresa che sono frutto anche dei cambiamenti organizzativi attuati in Sipra”.

raiA riprova la quota di mercato nel semestre cresciuta dello 0,4% mentre quella di Mediaset è scesa dello 0,6%. “Non si può vivere solo di tagli ai costi: se non investe l’azienda non cresce – prosegue il dg dell’emittente pubblica -. Ma negli ultimi anni la Rai ha reagito alla crisi riducendo gli investimenti, anziché affrontare il nodo dei costi strutturali. Nel piano attuale abbiamo previsto invece 600 uscite di personale per pensionamenti, iniziate a fine giugno, già tutte concordate con i sindacati”.

A regime, si tratta di 70-80 milioni di risparmi su una voce di costo che a fine 2012 assorbiva oltre il 40% del fatturato contro, per esempio, il 17% di Mediaset. Gli interventi non sono stati però concentrati solo sull’organico: sono stati aperti 12 cantieri permanenti per presidiare i centri di spesa più importanti. Per esempio, i costi di trasferta sono stati limati del 10%, i costi esterni di produzione del 20% (sono 140 milioni in meno). E i tagli hanno permesso di ridimensionare il passivo semestrale a 3,2 milioni dai 129 milioni della prima metà del 2012, nonostante il calo dei ricavi di 50 milioni, dovuto alla generale contrazione del mercato pubblicitario.

Ciononostante, in parallelo, sono stati stanziati maggiori investimenti per rafforzare fiction e cinema e per promuovere l’ammodernamento tecnologico. “Basti pensare che gli investimenti in tecnologia erano dell’ordine dei 25 milioni all’anno, mentre ora nel piano prevediamo una spesa di 185 milioni nel triennio” e “abbiamo investito nella digitalizzazione (su questo fronte il gruppo era l’ultimo tra i grandi operatori europei): dalla primavera tutti i tg saranno digitali e ora stiamo inserendo il digitale terrestre anche nella radio”.

“La tv – prosegue Gubitosi – sta diventando sempre più interattiva e va ‘brandizzata’: in Italia, con 93 canali gratuiti, c’è una notevole frammentazione dell’offerta”.

Sui contenuti si punta non solo sull’informazione del servizio pubblico – il Tg1 ha staccato di otto punti di share il Tg5 -, ma anche sull’intrattenimento e in particolare sullo sport.

A riguardo, Gubitosi ricorda che sono stati riacquistati da Sky i diritti tv per le Olimpiadi, pagando 6o milioni (parte in pubblicità), quando l’emittente di Murdoch ne aveva spesi 160 per aggiudicarseli.

E poi, chissà, forse ad allietare le serate arriverà anche Maurizio Crozza. “E’ un grande professionista, che stimo molto – dice -. Farebbe bene da noi, ma al momento è legato a La 7”.

Il direttore generale annuncia che, a fronte degli investimenti, il debito infatti è destinato a salire a 500-600 milioni per fine anno: “Abbiamo dovuto pagare tre anni di arretrati sul rinnovo del contratto, spesare gli incentivi all’uscita e il Tfr ma erano operazioni essenziali per decongestionare l’impresa e farla ripartire”, “dall’anno prossimo però il debito comincerà a essere riassorbito”.

Gubitosi esclude la cessione di una rete per ridurre il debito: “Nell’ottica aziendale non si capirebbe perché farlo, si rinuncerebbe a importanti sinergie”.

La Rai continuerà quindi a mantenere tre reti generaliste “che resteranno tali, ma con una maggior caratterizzazione”. E, a fianco, delle tre reti generaliste, il focus è sui canali tematici: Rai4, la fiction, Rai5 sulla cultura, Rainews24, la digitalizzazione delle “teche”. E lo spettatore potrà fruire di programmi a richiesta, gratuitamente se è in regola con il pagamento del canone. Perché “il modello Rai resta centrato sul canone e i contenuti in chiaro”.

Le interferenze della politica? “La Rai – rivendica Gubitosi – ha senso se è percepita come indipendente e imparziale. Deve recuperare in pieno il ruolo di servizio pubblico nell’interesse del Paese, e personalmente nel complesso mi è stato permesso di lavorare bene. Sicuramente quello di direttore generale della Rai non è un mestiere semplice, però è estremamente gratificante. Riuscire a migliorare un’azienda pubblica è qualcosa che dà molta soddisfazione”.

Infine, Gubitosi, sottolinea la rinnovata attenzione dell’azienda per l’internazionalizzazione: “Stiamo riaprendo le sedi estere, a cominciare da Rio, e ora stiamo valutando Washington e Istanbul. Ma non solo: stiamo anche rilanciando le trasmissioni per l’estero”.