The Australia Institute e l’agenzia Berlin lanciano “Lick the Plate”, secondo capitolo di una comunicazione che chiede una tassa sulle esportazioni di gas. Il film punta sull’irritazione dello spettatore per rendere visibile il messaggio politico.
Uno sconosciuto entra in una cucina all’ora della colazione e si comporta come se tutto gli appartenesse. È la situazione scelta dall’agenzia indipendente Berlin per Lick the Plate, il nuovo film realizzato per The Australia Institute. Il personaggio è il “Big Gas Man”, già apparso nella prima fase della campagna dedicata all’industria australiana del gas.
Il gesto al centro del racconto è pensato per risultare sgradevole. La campagna vuole trasferire quella sensazione alla questione delle risorse pubbliche: secondo le analisi diffuse da The Australia Institute, una parte rilevante del gas esportato dall’Australia non genera pagamenti di royalties. L’organizzazione chiede quindi l’introduzione di una tassa del 25% sulle esportazioni e invita i cittadini a sostenere la proposta.
Berlin sceglie di mostrare il comportamento che contesta attraverso un personaggio, senza affidare l’intero messaggio a grafici o spiegazioni. Il film cerca prima una reazione emotiva e poi la collega alla richiesta politica. È una scelta creativa forte, la cui efficacia dipende anche dalla disponibilità del pubblico ad accettare un’immagine intenzionalmente scomoda.
Lick the Plate è la seconda fase della campagna Big Gas is Taking the Piss. Dopo la presentazione al Climate Integrity Summit organizzato nel Parlamento del New South Wales, il film è destinato a piattaforme video, social e servizi televisivi on demand nel corso di ottobre.
Al di là della posizione sostenuta dal promotore, il caso mostra come una campagna di advocacy possa usare i codici della pubblicità di marca — un personaggio ricorrente, una scena memorabile e un linguaggio provocatorio — per portare una proposta di politica economica nel dibattito pubblico.

