ISTINTO E IMPRESSIONI- Scusate, ma l’uomo?

“La paura più temibile è la paura priva di un indirizzo e di una causa chiari; la paura che ci perseguita senza una ragione, la minaccia che dovremmo temere e che si intravede ovunque, ma non si mostra mai chiaramente. “Paura” è il nome che diamo alla nostra incertezza: alla nostra ignoranza della minaccia, o di ciò che c’è da fare per arrestarne il cammino o, se questo non è in nostro potere, almeno per affrontarla.” Zygmunt Bauman.

di Maurizio Rompani
Secondo l’analisi di Bauman, i pericoli che si temono, possono essere di tre tipi: quelli che minacciano il corpo e gli averi; quelli di natura generale, che riguardano la stabilità e l’affidabilità dell’ordine sociale; quelli che insidiano la propria collocazione nel mondo e la propria identità, esponendoci alla possibilità di essere umiliati ed esclusi a livello sociale. E l’immagine del mondo in cui viviamo, quello in cui chi detiene, accentua la spinta emotiva per continuare ad avere o forse, finalmente, perché comincia ad intravedere il termine del suo avere. E’ una situazione in cui i media, nella loro quasi totalità, si sono schierati e hanno ormai apertamente rivelato la loro appartenenza economica.
In questo scenario puntiamo la nostra attenzione su due frasi. Su due momenti nel corso di una giornata qualunque.
La prima ascoltata alla radio al mattino. A domanda ” Quanto incide la crisi finanziaria sulla carestia nel Corno d’Africa? “, la risposta è stata ” In questo momento la fiducia dei grandi investitori, il pareggio di bilancio Italiano la crisi del debito non solo sono, ma devono essere prioritari su ogni decisione inerente aiuti alle popolazioni di quella zona” . Mi dispiace, non avendo prestato inizialmente molta attenzione, non ricordare chi l’ha pronunciata. Ma non è questo l’importante, potrebbe averla detta con convinzione uno dei tanti che in questi tempi popolano i media.
La seconda letta su un quotidiano, “La crisi economica pone in evidenza l’insostenibilità di un mercato totalmente autoreferenziale e, mentre solleva nuove questioni circa la responsabilità e l’etica dei processi finanziari, ripresenta con stringente attualità una domanda fondamentale di senso circa il destino, la dignità e la vocazione spirituale della persona umana”. L’autore è il cardinale Tarcisio Bertone, ma anche qui non ci interessa l’autore quanto ciò che esprime e la condivisione del pensiero.
Due frasi, due scuole di pensiero. La prima predominante, vincente, la seconda oggi sconfitta.
Viviamo in un panorama cupo, senza futuro, una realtà in cui l’attenzione è esclusivamente la preoccupazione per l’andamento delle Borse, , della finanza globale, dei mercati. Uno scenario dominato da una terminologia incomprensibile. Ma con un denominatore comune: un domani che non ha bisogno di noi, in cui l’uomo è oggetto di scambio o al limite produttore di reddito. L’uomo, la sua vita sono solo una variabile economica.
Il problema non è questo, il problema è che ormai è giunto il momento di sottoporre al nostro dubbio cosa vogliamo essere, soprattutto con chi vogliamo stare. La moderazione non è solo auspicabile, è necessaria, ma in questo momento non è quello di cui, almeno da un punto di vista intellettuale, abbiamo bisogno. E’ giunto il momento di schierarsi anche sapendo che questo vuol dire escludere delle persone dalla nostra vita sociale. Schierarsi vuol dire anche fare scelte dolorose.
E’ ormai giunto il momento di scelte radicali sulla nostra vita: scegliere se continuare a stare con chi vede l’uomo come una variabile per il proprio particolare o con chi vede l’uomo come centrale alla vita. Fra la singolarità e la pluralità.
E’ semplicemente una scelta da fare, perché la posta non è il futuro dei nostri figli o dei nostri nipoti. La posta è se vivere con dignità, da uomini, il presente o continuare ad appaltarlo ad altri subordinando alle loro scelte la nostra libertà. La scelta di ognuno va rispettata, ma qualunque sia la nostra, ricordiamoci che ormai non è più questione se bisogna o non bisogna riscrivere le priorità che regolano la nostra società. Penso sia ormai chiaro che una società di questo tipo, legata solo al guadagno, alla forte ineguaglianza sociale, all’accaparramento delle risorse non possa continuare.
La questione è che ormai siamo alla decisone sul modo in cui cambiarla. Schierarsi significa accettare già da adesso modi e conseguenze. La dignità e la nostra libertà non valgono sconti e promozioni.