VIZI PUBBLICITARI-Coca Cola e Mondadori litigano per colpa del Giurì

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Bloccato un annuncio, Coca Cola chiede ragioni delle scelte fatte dalla concessionaria del Gruppo presieduto da Marina Berlusconi

di Federico Unnia
Un sodalizio verso la rottura? Sulla carta ne esisterebbero gli estremi, almeno stando alle dichiarazioni informali; ma alla fine si troverà un accordo, con un più che probabile  remake delle uscite, o meglio, un omaggio di spazi sulle testate del gruppo. E’ questo lo scenario conseguente l’insolito intervento di condanna del Giurì di autodisciplina pubblicitaria che ha bacchettato Coca Cola Italia e Mondadori Pubblicità per aver diffuso su Donna Moderna  un redazionale pubblicitario i cui accorgimenti grafici non  sono stati ritenuti sufficientemente idonei a far emergere, anche agli occhi del lettore più attendo, che si trattasse di pubblicità.Coca-Cola Italia – interpellata sul fatto – si è limitata a precisare  che l’uscita in oggetto rientrava in un progetto di publiredazionali realizzato con il gruppo editoriale Mondadori, acquistato dall’azienda come tale.

Nel momento in cui il Comitato di Controllo ha comunicato la non conformità alle norme del Codice del publiredazionale, Coca Cola Italia ha  tempestivamente richiesto al Gruppo editoriale di modificare la dicitura ed ha comunicato al Comitato di controllo che le modalità di comunicazione erano riconducibili a scelte intraprese autonomamente dall’editore.Infatti, il messaggio, nel quale la protagonista Lorella Cuccarini raccontava le sue avventure e come fosse riuscita ad organizzare una cena per i propri collaboratori, presentava a più riprese la celebre bottiglietta ed un uso di colori bianco e rosso che visivamente richiamavano il celebre prodotto.Tuttavia il Comitato di controllo prima, ed il Giurì poi, hanno ritenuto non conforme all’art. 7 Cap il messaggio. Come noto l’articolo in questione costituisce uno dei principi cardine del Codice, stabilendo che la comunicazione commerciale, intesa nel suo senso più ampio, deve essere sempre riconoscibile come tale, attraverso accorgimenti grafici che la distinguano nettamente dai contenuti informativi.Nel caso specifico il Giurì ha ritenuto così non fosse, in ragione anche della firma apposta in alto a destra sul messaggio. Qui infatti, abitualmente alberga la più conosciuta definizione “informazione pubblicitaria”, “pubblicità”, “informazione a pagamento”, oppure a cura della concessionaria pubblicitaria. Più furbamente, Mondadori Pubblicità ha estratto dal cilindro la dicitura Officine Mondadori. Una trovata che tentava di gettare sul messaggio il manto di una campagna pubblicitaria (li spesso sono collocate  nelle pubblicità vere le firme dell’agenzia che ne ha curato l’ideazione e la realizzazione) non certo quella della concessionaria.Insomma, una bella trovata che non è passata inosservata al Giurì. Per Coca Cola Italia uno spiacevole incidente di percorso, ma quel che è peggio, un  chiarimento necessario con una concessionaria che ha agito con leggerezza ed eccessiva indipendenza. Chi ripagherà ora a Coca Cola la brutta figura?