Per farsi notare nel rumore digitale, Duer sceglie la carta

Il marchio canadese prepara Interval, un trimestrale gratuito con fotografie, interviste e racconti. La prima uscita è prevista a ottobre, con una diffusione iniziale di circa 5.000 copie.

Un marchio di abbigliamento può raccontarsi attraverso un oggetto che il pubblico sfoglia, conserva e ritrova. È la strada scelta da Duer, azienda canadese specializzata in denim dalle caratteristiche tecniche, che si prepara a pubblicare una propria rivista cartacea.

Come racconta Modern Retail il 28 settembre, il progetto si chiama Interval. Sarà un trimestrale gratuito, con un primo numero in arrivo a ottobre e una diffusione iniziale di circa 5.000 copie. La distribuzione interesserà Stati Uniti, Canada e Regno Unito, passando dai negozi del marchio, dagli invii ai clienti del programma fedeltà e da una selezione di partner commerciali.

Nelle pagine troveranno spazio servizi fotografici, interviste e racconti. Secondo quanto spiegato dal cofondatore e amministratore delegato Gary Lenett alla testata, l’obiettivo è far comprendere meglio la storia e le caratteristiche di Duer. Il magazine non conterrà prezzi e alcuni articoli non citeranno direttamente il brand.

La scelta offre uno spunto sul ruolo dei contenuti nella comunicazione d’impresa. Una rivista chiede al lettore un’attenzione diversa da quella di un messaggio promozionale: deve proporre qualcosa che valga il tempo della lettura. Il nome in copertina può invitare ad aprirla; sono le pagine successive a decidere se verrà sfogliata fino in fondo.

Da questo punto di vista, la prova per Duer sarà soprattutto editoriale. Fotografie, persone e argomenti dovranno costruire una visione riconoscibile, evitando che ogni storia si risolva in una presentazione di prodotto. La libertà di parlare anche d’altro acquista senso quando quel racconto resta coerente con il mondo della marca.

Conta poi la distribuzione. Consegnare una pubblicazione in negozio o inviarla a chi ha già un rapporto con l’azienda consente di immaginare occasioni di lettura precise. Il progetto può così diventare un prolungamento dell’esperienza d’acquisto, senza esaurirsi nel momento della transazione.

Sarebbe prematuro attribuire all’iniziativa risultati commerciali o leggerla come una risposta valida per qualsiasi impresa. Una rivista comporta costi, continuità produttiva e competenze. Andrà valutata rispetto agli obiettivi assegnati: conoscenza del marchio, qualità della relazione, ritorno dei clienti, capacità di generare interesse.

Il caso Duer suggerisce però una domanda utile anche a chi lavora esclusivamente online: quale contenuto offriremmo al pubblico se dovessimo convincerlo a conservarlo? È una domanda editoriale prima ancora che una scelta fra carta e schermo.