Negli Stati Uniti, tra i 13 e i 34 anni, il 46% del tempo dedicato all’audio in automobile passa ormai dal dispositivo mobile contro il 43% dal ricevitore radio. Ma attenzione a non confondere il mezzo con il contenuto: parte dell’ascolto via smartphone è ancora radio e l’AM/FM conserva il 70% dell’audio in auto supportato dalla pubblicità.
Per la prima volta lo smartphone ha superato il tradizionale ricevitore radio come dispositivo utilizzato dai giovani americani per ascoltare audio in automobile.
È quanto emerge dai nuovi dati Share of Ear di Edison Research, relativi al secondo trimestre 2026.
Tra gli americani dai 13 ai 34 anni, il dispositivo mobile raccoglie oggi il 46% del tempo dedicato all’audio in automobile, mentre il ricevitore radio si ferma al 43%.
Un sorpasso che fotografa una trasformazione profonda del cruscotto e delle abitudini di ascolto, ma che deve essere interpretato con attenzione.
Smartphone non significa necessariamente Spotify, podcast o musica in streaming.
La ricerca misura infatti in questo caso il dispositivo attraverso il quale viene fruito l’audio, non necessariamente il tipo di contenuto ascoltato. Una parte dell’audio ricevuto attraverso lo smartphone può quindi essere costituita dalle stesse emittenti AM/FM ascoltate attraverso applicazioni o streaming.
Ed è una distinzione tutt’altro che secondaria.
Se invece del dispositivo si analizza il contenuto audio supportato dalla pubblicità ascoltato in automobile dalla stessa fascia di età, la situazione cambia radicalmente.
L’AM/FM, comprendendo trasmissione tradizionale e streaming delle emittenti, mantiene il 70% del tempo dedicato all’audio ad-supported in automobile tra i 13 e i 34 anni.
La trasformazione del dispositivo è comunque evidente osservando l’evoluzione dell’ultimo decennio.
Nel 2015 il ricevitore radio rappresentava il 66% dell’ascolto audio in automobile della fascia 13-34 anni, mentre i dispositivi mobili erano appena al 19%.
Nel 2021 il divario si era già fortemente ridotto: 46% per il ricevitore radio contro il 38% del mobile.
Nel 2025 era arrivato il primo sorpasso, con il mobile al 44% contro il 43% della radio, e nel secondo trimestre 2026 la distanza si è ulteriormente ampliata fino all’attuale 46% contro 43%.
Il dato racconta quindi soprattutto una trasformazione dell’accesso all’audio.
Il ricevitore tradizionale perde progressivamente la propria centralità nel cruscotto, mentre lo smartphone diventa una sorta di telecomando universale attraverso il quale l’automobilista può scegliere radio, streaming musicale, podcast e altri contenuti.
Per le emittenti radiofoniche la sfida non è quindi soltanto difendere il tradizionale tasto FM.
Diventa sempre più importante essere presenti e facilmente raggiungibili anche attraverso applicazioni, sistemi di infotainment, Apple CarPlay, Android Auto e piattaforme digitali.
È un cambiamento che riguarda direttamente anche il mercato pubblicitario.
La radio continua infatti a mantenere una posizione dominante nell’audio in automobile finanziato dalla pubblicità, ma una parte crescente di quell’ascolto potrebbe raggiungere il pubblico attraverso dispositivi diversi dal tradizionale apparecchio radio.
La vera battaglia, quindi, potrebbe non essere più tra radio e smartphone.
Sarà piuttosto tra i diversi contenuti che competono per conquistare l’attenzione dell’ascoltatore dentro lo smartphone.
E per le emittenti questo significa che essere radio non basta più: bisogna riuscire a essere radio ovunque il pubblico decida di ascoltare.


