Il gruppo contesta l’inserimento delle due piattaforme nella categoria sottoposta agli obblighi più severi dell’Online Safety Act. Al centro dello scontro trasparenza, tutela degli utenti e controllo dei contenuti illegali.
Meta apre un nuovo fronte legale nel Regno Unito. Il gruppo proprietario di Facebook, Instagram e WhatsApp ha presentato ricorso contro Ofcom, contestando la decisione dell’autorità britannica di sottoporre Instagram e WhatsApp al livello più elevato di obblighi previsto dall’Online Safety Act.
La società precisa di non voler mettere in discussione la legge nel suo complesso, ma l’interpretazione e le modalità con cui il regolatore britannico intende applicarla. La classificazione contestata comporterebbe infatti maggiori responsabilità in materia di trasparenza, protezione degli utenti, controllo dei contenuti illegali e contrasto alle inserzioni pubblicitarie fraudolente.
È uno scontro destinato ad avere conseguenze ben oltre il mercato britannico. Il Regno Unito sta cercando di costruire uno dei sistemi di vigilanza più rigorosi al mondo per le grandi piattaforme digitali, mentre le aziende tecnologiche americane temono obblighi troppo onerosi, richieste di dati eccessive e sanzioni calcolate sui ricavi globali.
In caso di violazioni, Ofcom può comminare multe fino a 18 milioni di sterline oppure al 10% del fatturato mondiale dell’impresa, scegliendo la cifra più alta. Una capacità sanzionatoria che trasforma l’autorità britannica in un interlocutore particolarmente temibile per i colossi tecnologici.
Il ricorso di Meta si inserisce in un confronto più ampio. Anche TikTok, X, Roblox e Quora hanno contestato alcuni aspetti dell’applicazione della normativa. Secondo le aziende, è necessario chiarire il perimetro degli obblighi e trovare criteri proporzionati alle caratteristiche dei diversi servizi.
Per Ofcom, invece, una regolamentazione efficace richiede accesso ai dati, trasparenza e strumenti che consentano di verificare concretamente quanto le piattaforme facciano per ridurre i rischi. Il tema riguarda anche la pubblicità: truffe, falsi testimonial e campagne ingannevoli circolano spesso attraverso social network e servizi di messaggistica, raggiungendo milioni di persone in tempi rapidissimi.
Il confronto tra Meta e Ofcom rappresenta quindi un passaggio decisivo nel difficile equilibrio fra innovazione, libertà delle piattaforme e responsabilità editoriale. Dietro la controversia giuridica si nasconde una domanda ormai centrale: chi deve stabilire le regole dello spazio digitale, le aziende che lo gestiscono oppure le istituzioni dei Paesi nei quali operano?
La risposta britannica appare netta: anche le piattaforme globali devono rispondere delle conseguenze prodotte all’interno dei propri ambienti digitali. Meta, però, non intende accettare senza discutere criteri che potrebbero diventare un precedente per altri mercati.


