Come MTV ha plasmato il gusto, il linguaggio e l’identità di una generazione. E chi potrebbe prenderne il posto nell’epoca di YouTube, delle playlist e degli algoritmi.
di Umberto Labozzetta
Per chi c’era, MTV non era semplicemente un canale: era un posto.
Ventiquattro ore di videoclip, i VJ, una grafica riconoscibile, un’attitudine e un modo di parlare. MTV ti diceva cosa ascoltare, come vestirti e cosa fosse cool. Soprattutto, lo diceva a tutti contemporaneamente.
Poi, a un certo punto, quel mondo è finito. O forse non si è davvero spento: è esploso in mille pezzi, disperdendosi tra YouTube, le playlist e i feed dei social network.
Oggi la “MTV Generation” guarda indietro con nostalgia. Ma che cosa ci manca davvero? I videoclip oppure il fatto che, allora, guardavamo tutti la stessa cosa nello stesso momento?
@enricoaprico è la persona giusta per rispondere, perché quel mondo ha contribuito a costruirlo. Ha partecipato alla nascita e allo sviluppo di MTV in Italia e in buona parte d’Europa, ha ideato e guidato Playmaker, la fabbrica di contenuti di MTV Italia, e ha successivamente portato quel modello in Spagna.
Oggi si occupa di innovazione e nuovi modelli di business e insegna il futuro dei media all’università.
Ieri, al Future Vintage Festival, abbiamo trascorso un pomeriggio raccontando quelle stagioni da punti di vista differenti: quello di chi accendeva l’antenna per guardare MTV e quello di chi oggi studia ciò che è venuto dopo.
Aprico sa perché MTV ha funzionato, perché era importante e per quali ragioni il modello che conoscevamo è arrivato alla fine.
È stato un incontro su come si costruisce il gusto di un’intera generazione, sul perché proviamo nostalgia per un canale e non soltanto per la musica che trasmetteva. Ma anche su una domanda che riguarda direttamente il presente: esiste ancora qualcosa — una piattaforma, un algoritmo o un nuovo linguaggio — capace di creare una cultura condivisa come faceva MTV?
Oppure quell’epoca è finita per sempre?
Nel dubbio, cambiate canale.


