Il personaggio dei Transformers compare in immagini diffuse dal Dipartimento per la Sicurezza interna degli Stati Uniti. L’azienda prende le distanze e difende i valori del marchio
L’intelligenza artificiale generativa apre un nuovo fronte nella tutela dei marchi e dei personaggi dell’intrattenimento.
Hasbro ha contestato l’utilizzo non autorizzato di Optimus Prime, uno dei protagonisti più riconoscibili dell’universo Transformers, all’interno di immagini generate con l’IA e diffuse sui social dal Dipartimento per la Sicurezza interna degli Stati Uniti.
I contenuti erano collegati alla politica sulle deportazioni e mostravano il personaggio associato all’ICE, l’agenzia statunitense responsabile dei controlli sull’immigrazione.
Hasbro ha precisato di non avere partecipato alla realizzazione dell’iniziativa e di non aver concesso alcuna autorizzazione per l’impiego della propria proprietà intellettuale.
La difesa dell’identità del personaggio
La reazione dell’azienda non riguarda soltanto l’uso commerciale di un personaggio protetto.
Optimus Prime è stato costruito nel corso degli anni come simbolo di leadership, giustizia, compassione e difesa dei più deboli. L’associazione con un messaggio politico divisivo può quindi produrre un conflitto diretto con l’identità narrativa e i valori attribuiti al marchio.
Per un’azienda dell’intrattenimento, personaggi di questa importanza rappresentano patrimoni economici e culturali. Il loro valore dipende anche dalla coerenza delle storie, dei comportamenti e dei contesti ai quali vengono associati.
L’IA rende più semplice l’appropriazione visiva
Gli strumenti generativi permettono ormai di creare rapidamente immagini nelle quali personaggi, prodotti e testimonial sembrano sostenere campagne alle quali non hanno mai aderito.
La qualità tecnica può rendere difficile, soprattutto sui social, distinguere una comunicazione ufficiale da un’elaborazione non autorizzata.
Questo aumenta i rischi per le aziende: non soltanto violazioni del copyright e dei marchi, ma anche danni reputazionali derivanti dall’associazione con messaggi politici, commerciali o sociali incompatibili con il posizionamento del brand.
Un problema di brand safety
Il caso Hasbro dimostra che la brand safety non riguarda più soltanto gli spazi nei quali viene collocata una pubblicità. Riguarda anche la possibilità che gli elementi distintivi del marchio vengano riprodotti artificialmente e inseriti in comunicazioni estranee.
Per le imprese diventa quindi necessario monitorare immagini e video generati dall’intelligenza artificiale, predisporre procedure rapide di intervento e chiarire pubblicamente quando un contenuto non è stato autorizzato.
L’IA ha reso la produzione visiva più accessibile. Allo stesso tempo, ha reso più fragile il confine tra citazione, parodia, propaganda e appropriazione dell’identità di un marchio.


