Premier League, a rischio le sponsorizzazioni degli operatori di gioco non autorizzati

Dieci club inglesi avrebbero rapporti commerciali con società prive di licenza nel Regno Unito. Il governo valuta una stretta che potrebbe ridisegnare il mercato delle partnership calcistiche

Una possibile stretta del governo britannico sulle società di gioco non autorizzate potrebbe avere conseguenze rilevanti sul mercato delle sponsorizzazioni della Premier League.

Secondo quanto riportato dal Guardian, dieci dei venti club del massimo campionato inglese avrebbero rapporti commerciali con operatori privi di una licenza britannica. Il numero risulterebbe raddoppiato rispetto alla stagione precedente, confermando la crescente presenza di questi marchi nel calcio inglese.

Si tratta generalmente di piattaforme che concentrano la propria attività sui mercati asiatici e che non risultano normalmente accessibili dal Regno Unito, se non attraverso strumenti come le reti private virtuali. Il governo sta valutando se vietare alle società sportive britanniche di promuovere operatori che non rispettano il sistema nazionale delle licenze.

La misura potrebbe entrare in vigore nel 2027 e costringere numerosi club a rivedere contratti e strategie commerciali. Una delle aziende citate, 8XBet, avrebbe accordi con cinque squadre della Premier League, mentre altre piattaforme compaiono sulle maglie, sui pannelli pubblicitari e nei contenuti digitali delle società.

Il tema riguarda tanto la tutela dei consumatori quanto la sostenibilità economica del calcio. Secondo le stime richiamate nel dibattito, gli operatori non autorizzati rappresentavano nei primi mesi del 2025 circa il 9% del mercato britannico del gioco online, per un valore vicino ai 379 milioni di sterline.

I sostenitori della stretta ritengono che le partnership sportive possano conferire credibilità e visibilità a piattaforme che non garantiscono le medesime tutele previste per gli operatori regolarmente autorizzati. Le società coinvolte nel gioco legale chiedono pertanto condizioni competitive più equilibrate e regole comuni.

La Premier League avrebbe invece manifestato le proprie perplessità, sottolineando il valore economico degli accordi per i club e le possibili conseguenze sui loro ricavi. Il campionato teme inoltre che un divieto troppo rigido possa favorire canali illegali, compresi quelli collegati alla pirateria sportiva.

La questione si inserisce in una fase già delicata per il rapporto tra calcio e betting. Dalla stagione 2026-2027 i club della Premier League hanno rinunciato volontariamente a mostrare marchi del gioco d’azzardo sulla parte anteriore delle maglie, ma le aziende possono continuare a essere presenti in altri spazi commerciali.

Una nuova iniziativa legislativa allargherebbe quindi il perimetro degli interventi, colpendo non soltanto la collocazione dei loghi, ma la possibilità stessa di concludere accordi con determinate società.

L’esito della consultazione governativa sarà seguito con attenzione da club, sponsor e operatori internazionali. La decisione britannica potrebbe infatti diventare un precedente anche per altri mercati europei, nei quali il rapporto tra sport, pubblicità e gioco continua a essere oggetto di regole sempre più stringenti.