Radar SWG, finisce la corsa all’ultimo smartphone: per l’83% l’ultimo modello è soprattutto ostentazione

Il nuovo, da solo, non basta più per vendere uno smartphone. Gli italiani cercano dispositivi solidi, capaci di durare nel tempo, e guardano con crescente distacco alla rincorsa dell’ultimo modello. È quanto emerge dal Radar SWG dedicato al rapporto tra i consumatori e il telefono cellulare.

Per l’83% degli intervistati, chi acquista l’ultimo modello appena uscito lo fa più per farsi vedere che per una reale necessità. Un giudizio quasi unanime, che segnala quanto il possesso del dispositivo tecnologicamente più recente venga ormai associato all’ostentazione.

Il 66% pensa inoltre che i telefoni si assomiglino sempre di più e che la marca abbia perso parte della propria capacità di distinguere il consumatore. Allo stesso tempo, il 56% ritiene che dal telefono utilizzato si possa comprendere qualcosa della personalità del proprietario. Per il 46%, infine, lo smartphone rappresenta l’unico oggetto di lusso accessibile a una persona comune ordinaria.

Il telefono continua dunque a oscillare tra due funzioni: strumento pratico e oggetto identitario.

Il 32% lo descrive come un oggetto personale al quale è legato, quasi un’estensione di sé. Questa percezione raggiunge il 50% tra la Generazione Z, il 42% tra i Millennials, il 29% nella Generazione X e il 23% tra i Baby Boomers.

Per il 25% degli italiani, invece, lo smartphone è paragonabile a un elettrodomestico: deve funzionare bene, ma il modello utilizzato ha un’importanza relativa. Un altro 21% lo considera semplicemente uno strumento di lavoro, mentre il 14% ne farebbe volentieri a meno. Soltanto l’8% lo definisce apertamente un oggetto attraverso il quale comunicare qualcosa di sé agli altri.

La distanza dalla corsa al nuovo emerge soprattutto quando si parla del prossimo acquisto. Il 41% sceglierebbe un telefono solido di fascia media, da utilizzare per quattro o cinque anni. Il 39% preferirebbe conservare il dispositivo attuale fino alla sua definitiva rottura.

Il 13% acquisterebbe un telefono ricondizionato o usato per ridurre la spesa. Appena il 7% investirebbe invece in un modello nuovissimo e innovativo, compresi i dispositivi pieghevoli.

L’attrazione per il top di gamma rimane più forte tra i giovani: sceglierebbe un modello nuovo e innovativo il 17% della Generazione Z, contro il 7% dei Millennials, l’8% della Generazione X e appena il 3% dei Baby Boomers.

I telefoni pieghevoli, presentati dall’industria come possibile nuova frontiera del mercato, rimangono un prodotto di nicchia. Solo il 5% ne possiede uno e il 15% ha avuto occasione di provarlo attraverso una persona conosciuta. Il 39% lo ha visto in un negozio o nelle mani di qualcuno senza provarlo, il 31% ne ha soltanto sentito parlare e il 10% non ne conosceva neppure l’esistenza.

Guardando al prossimo acquisto, soltanto il 2% prenderebbe sicuramente in considerazione un pieghevole. Il 15% potrebbe farlo se il prezzo scendesse e il 22% soltanto dopo aver avuto la possibilità di provarlo. Complessivamente esiste quindi un target potenziale del 37%, ma subordinato a condizioni precise. Il 49% dichiara invece di non essere interessato.

Per produttori e operatori del mercato il messaggio appare chiaro: innovazione e status non sono più sufficienti. Il consumatore chiede durata, affidabilità, convenienza e un’esperienza concreta capace di dimostrare l’utilità delle nuove tecnologie. In un settore nel quale i dispositivi vengono percepiti come sempre più simili, la vera sfida non è semplicemente presentare un altro modello, ma offrire una ragione credibile per cambiarlo.