Sondaggio SWG, l’85% degli italiani vuole le inchieste in Rai. Ma sul caso Ranucci il Paese si divide

Le trasmissioni d’inchiesta continuano a essere considerate una componente essenziale del servizio pubblico. A dirlo è il nuovo Radar SWG, dal quale emerge un ampio apprezzamento per Report e, più in generale, una richiesta politicamente trasversale di mantenere nel palinsesto Rai programmi dedicati al giornalismo investigativo.

Secondo la rilevazione, l’85% degli italiani considera importante la presenza delle trasmissioni d’inchiesta nella programmazione Rai: per il 48% è “molto importante”, mentre per il 37% lo è “piuttosto”. Soltanto l’8% non le ritiene importanti e il 7% arriva a considerarle dannose.

Il dato attraversa gli schieramenti politici. La percentuale sale al 92% tra gli elettori di centrosinistra, ma rimane molto alta anche nel centrodestra, dove raggiunge il 79%. Tra gli altri elettori si attesta all’84%.

Report conserva una reputazione complessivamente positiva. Il 63% degli intervistati ritiene che, durante la conduzione di Sigfrido Ranucci, il programma abbia prodotto inchieste di qualità. Il 61% gli riconosce il merito di avere realizzato servizi importanti per smascherare casi di malaffare in Italia.

Le valutazioni diventano ancora più favorevoli tra coloro che hanno seguito direttamente il programma: in questo pubblico, l’82% riconosce la qualità delle inchieste e l’80% la loro importanza.

Più articolato il giudizio sull’indipendenza della trasmissione. Il 50% del campione considera Report indipendente e non condizionabile, mentre il 30% esprime una valutazione negativa e il 20% non prende posizione. Tra gli spettatori del programma, la quota di chi ne riconosce l’indipendenza sale al 67%.

Se l’utilità del giornalismo d’inchiesta mette d’accordo una larga maggioranza, la vicenda Ranucci-Lavitola divide invece nettamente l’opinione pubblica.

Tra chi ha seguito il caso, il 48% considera Ranucci vittima di un disegno politico, contro il 40% che non condivide questa lettura. Il 47% ritiene che il giornalista abbia commesso degli errori, ma in buona fede. Una percentuale identica considera giusta la sua rimozione dalla conduzione di Report, mentre il 46% si dichiara contrario.

Anche sull’impatto reputazionale del caso il Paese appare spaccato: per il 45% l’opinione nei confronti di Ranucci è peggiorata, mentre il 47% non è d’accordo.

Il vero elemento discriminante è l’appartenenza politica. Tra gli elettori di centrosinistra, il 75% vede Ranucci come vittima di un disegno politico e il 65% gli attribuisce eventuali errori compiuti in buona fede. Nel centrodestra le percentuali scendono rispettivamente al 24% e al 32%.

Il 67% degli elettori di centrodestra considera giusta la rimozione del giornalista dalla guida di Report, contro il 29% del centrosinistra. Inoltre, per il 73% degli elettori di centrodestra la l’opinione su Ranucci è peggiorata dopo la vicenda; nel centrosinistra la pensa così soltanto il 25%.

SWG ha sondato anche l’ipotesi di un futuro politico per il giornalista. Il 7% lo considera sicuramente adatto al ruolo di leader e un altro 20% non esclude questa possibilità. L’8% lo avrebbe ritenuto adatto prima della vicenda con Lavitola, ma non più oggi. Il 39% risponde invece con un netto “no”, mentre il 26% non sa esprimere una valutazione.

Dal sondaggio emerge quindi una distinzione precisa: gli italiani difendono il valore del giornalismo d’inchiesta e riconoscono diffusamente la qualità del lavoro svolto da Report, ma si dividono quasi a metà quando devono valutare la vicenda personale e professionale di Sigfrido Ranucci.